domenica 12 maggio 2013

NOVITA' DELOS BOOKS

Copertina del libro "Livido" di Francesco Verso 





Voglio iniziare questo blog dedicando il primo post a una delle due case editrici ancora attive in Italia sul fronte della fantascienza. Per gli appassionati di fantascienza di vecchia data come me sono tempi molto difficili. Tempi cupi, tempi di demoni e vampiri, verrebbe voglia di dire. Una volta si passava in libreria e si trovava lo scaffale della fantascienza pieno zeppo di romanzi e collane dedicate al nostro genere prediletto. Automi e alieni, astronavi enormi sfreccianti nello spazio tenebroso o mostriciattoli con le antenne  facevano bella mostra di sé sulle invitanti copertine di Cosmo Oro e Cosmo Argento Nord, o delle collane della Fanucci e della Libra, o di Armenia o Mondadori. Ma i tempi cambiano, come le mode e la cultura. Oggi la fantascienza tira poco, sia in Italia che altrove. I lettori si sono assottigliati col passare degli anni e gli editori, giustamente attenti agli aspetti economici prima di tutto, hanno pian piano lasciato morire le vecchie collane per lanciarne di nuove, incentrate sul fantasy e sui vampiri, sui libri  per ragazzi alla Harry Potter e sui  romance fantastici che spesso ammiccano anche al nuovo, prorompente pubblico femminile. Nulla da ridire. Personalmente amo tutto il fantastico e leggo volentieri anche le saghe di fantasy, quando scritte con stile e mestiere. E di autori validissimi nel nuovo fantastico ce ne sono tanti, da Guy Gavriel Kay a China Mieville. 
Ma per chi preferisce la vecchia fantascienza, oltre a rileggersi i classici del genere, spesso ristampati da Mondadori su Urania  Collezione o sui Classici di Urania, non restano molte alternative. L'unica strada per godersi i nuovi autori e i romanzi che hanno avuto successo  nei paesi anglosassoni è di gettarsi sulle edizioni originali, facilmente reperibili sia in cartaceo che in formato digitale a prezzi davvero bassi e per tutte le tasche.
Una lancia va dunque spezzata nei confronti della piccola casa editrice Delos Books, e soprattutto della sua collana Odissea, dove sono già apparsi numerosi romanzi (in genere brevi, sulla lunghezza delle 120 pagine) degli autori più prestigiosi della fantascienza moderna, come Nancy Kress, Connie Willis, Robert Reed, Charles Stross, Ted Chiang, solo per citarne alcuni. La Delos Books  merita  un plauso sincero e onesto per il coraggio dimostrato nel tenere alta, in questi tempi così difficili, la bandiera della fantascienza vera, di quella fantascienza che si vanta di avere come ispiratori i classici di Herbert George Wells e di Jules Verne, e di avere nei suoi ranghi autori stimati, e amati anche al di fuori del genere, come Isaac Asimov e Ray Bradbury, Philip K. Dick e James G. Ballard, Robert A. Heinlein e Ursula K. LeGuin
Le ultime uscite della Delos, come anche le precedenti, numerose e validissime, dimostrano infatti come la fantascienza sia ancora viva e vegeta, a dispetto di quanti, detrattori o appassionati delusi, sostengono con forza che è morta e sepolta. Nulla di più falso.
Per ora non farò approfondimenti nei confronti delle singole opere, limitandomi a segnalare soltanto le ultime uscite e i titoli più significativi.
In particolare, tra i romanzi che ho avuto modo di leggere, una citazione particolare va fatta per Mondo9 di Dario Tonani, uno dei migliori autori italiani del momento. Mondo9 è una raccolta di racconti ambientati in un ipotetico mondo futuro desolato e desertico, dove gli uomini sono relegati al ruolo di parassiti o simbionti all'interno di gigantesche navi meccaniche che si muovono sulle sabbie infuocate in una sequenza di enormi snodi e motori, e i cui carburanti assumono a volte connotati orridi e grotteschi. La storia si staglia nitida e vivace in un ambiente che ricorda vagamente alcuni dei classici del genere, partendo dal pianeta della sabbie di Dune fino alle recenti elucubrazioni new-weird di China Mieville (Dario sostiene di non aver ancora letto Perdido Street Station ma qualcosa di King Rat  e della fantasia sfrenata e perversa di Mieville deve essergli comunque rimasto dentro).
Altrettanto bello e originale mi è parso Livido, il nuovo romanzo di Francesco Verso, un'opera piena di pathos e umanità che parte dai classici del cyberpunk per svilupparsi lungo un sentiero nuovo e affascinante. Cito di seguito la quarta di copertina.
"Peter Pains è un "trashformer", un ragazzo di strada che vive cercando oggetti di valore nel kipple, il mare dei rifiuti che sommerge ormai intere porzioni di territorio. È disabile a causa di un incidente, ma questo non gli impedisce di avere un sogno: Alba, una bellissima ragazza che lavora nel suo quartiere e che lui si accontenta di sognare da lontano. Ma Alba non è come lui: è nexumana, una persona la cui mente è stata caricata su un supporto informatico e il cui corpo è interamente artificiale. La vita di Peter Pains cambia un drammatico giorno quando la gang di teppisti guidata da suo fratello, che odia i nexumani, rapisce Alba e la fa barbaramente a pezzi.Da quel momento Peter Pains avrà due soli obiettivi: recuperare tutti i pezzi per ricostruire la sua amata Alba. E la vendetta."
 Tra le opere anglosassoni che mi hanno più colpito ricordo un inedito della Ursula Kroeber LeGuin, da tempo assente nel nostro paese con opere di sf. Paradisi perduti (splendida la cover di Maurizio Manzieri, un illustratore che in breve tempo ha bruciato le tappe ed ha raggiunto un grande successo anche a livello internazionale) riprende in maniera abbastanza nuova ma soprattutto con lo stile limpido e letterario così tipico della LeGuin la tematica classica delle astronavi generazionali, ovvero del viaggio verso le stelle che dura per secoli e per intere generazioni di umani; un tema che fu portato al successo soprattutto da Robert Anson Heinlein nel magnifico Universo (Orphans of the Sky)  e da Clifford Simak in Target Generation (per non parlare dello splendido e più recente Mayflower II di Stephen Baxter, ma potrei andare avanti a lungo).
 Imperdibile è invece L'ultimo cosmonauta (Troika) dell'inglese Alastair Reynolds. Si tratta di un romanzo di ottima fantascienza tradizionale, ambientato in un non lontano futuro in cui un'umanità in declino si trova ad avere a che fare con la visita nel sistema solare di un manufatto alieno.
La tematica è dunque quella dei Big Dumb Obiects (Grandi Oggetti Muti, letteralmente). L’opera rientra quindi in quella categoria che prende spunto dall’esplorazione di  misteriosi, giganteschi manufatti alieni, risalenti probabilmente a civiltà antiche e dimenticate, e che viene spesso definita come fantarcheologia. In questa categoria rientrano classici come  Incontro con Rama di Arthur Clarke, come il ciclo dell’Heritage Universe di Charles Sheffield, e ancora Il sonno degli dèi (The Engines of God, 1995) di Jack McDevitt,  Pianeta di caccia (Grass, 1989) di Sheri Tepper, ma soprattutto il grande capolavoro di Frederik Pohl  La porta dell'infinito (Gateway, 1976) e il classicissimo 2001:Odissea nello spazio (1968) di Arthur Clarke, con il suo celeberrimo monolite lunare. Va subito detto, a scanso di equivoci, che Reynolds ne fa un uso completamente nuovo, e il romanzo si avvia, da un certo punto in poi, su una strada  originale e imprevedibile.
La storia, cupa e drammatica, si articola su due piani narrativi. Uno è quello del presente dell’io narrante (circa trenta anni dopo la comparsa del big dumb object nel sistema solare), in cui assistiamo alla fuga nel gelo della notte siberiana di Dimitri Ivanov. Ivanov è un ex cosmonauta russo che ha fatto parte dell’equipaggio della navicella spaziale inviata dalla nuova Unione Sovietica (unica potenza sopravvissuta al crollo della civiltà occidentale) ad esplorare il gigantesco ed enigmatico oggetto nero denominato Matrioska, perché costituito da più strati quasi impenetrabili, uno dentro l’altro proprio come le famose bamboline russe. Solo passando attraverso gli strati della matrioska aliena i cosmonauti potranno scoprire lo scopo della missione nel nostro sistema solare di questo oggetto cupo e minaccioso.
L’altro piano narrativo (collocabile a qualche anno prima) è quello del viaggio nello spazio della navicella spaziale sovietica (con l’equipaggio composto da tre cosmonauti), raccontato in prima persona dall’unico superstite, Dimitri Ivanov appunto. I tre cosmonauti dovranno indagare la sfera nera di natura misteriosa ma chiaramente artificiale che è comparsa in orbita attorno al sole, anche a costo della propria vita.
Due righe infine su Una principessa della città lineare di Paul DiFilippo, un pezzo divertente e scanzonato che prende un po' in giro alcuni vecchi autori (A.Merritt, Edgar Rice Burroughs,..) e che si fa' leggere molto piacevolmente. La verve ironica e spensierata di DiFilippo si mostra qui al suo meglio.
La città nelle nuvole di Geoffrey Landis si inquadra invece in una fantascienza più tradizionale, pur se rivista con un'ottica moderna, e racconta una storia di colonizzazione dei pianeti del nostro sistema solare, mentre L'ambasciatore di Marte di Alan Baker è un recentissimo steampunk che sicuramente attirerà l'attenzione di tutti i cultori di questo nuovo genere, sempre in crescendo anche nel nostro paese.

SP

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