domenica 27 ottobre 2013

NOVITA' GARGOYLE

Gli amici della Gargoyle ci informano con tempestività delle uscite della casa editrice romana. Di particolare interesse il thriller ucronico WANTED, dello scrittore israeliano Lavie Tidhar (una delle voci più originali della nuova fantascienza), incentrato sulla figura di Osama Bin Ladin in un mondo in cui gli attacchi alle Torri Gemelle non sono mai avvenuti, e IL SIGNORE DELLA NEVE E DELLE OMBRE, a mio avviso uno dei migliori romanzi di fantasy composti negli ultimi decenni, che riprende le atmosfere affascinanti delle nazioni nordiche dei secoli passati, e in particolare della Russia ottocentesca (un magnifico mix di magia, miti nordici e intrighi politici; naturalmente è solo il primo di una trilogia-mi pare giusto avvisare i lettori...). Godiamoci questi due ottimi titoli nell'attesa dell'uscita, ormai imminente, del premio Hugo e Nebula dello scorso anno, il bellissimo e toccante UN ALTRO MONDO di Jo Walton, storia di una fanciulla dai poteri paranormali (una streghetta...) cresciuta, pensate un po', a pane e fantascienza (memorabile le pagini in cui la Walton racconta le esperienze della protagonista alle prese con le opere della LeGuin).
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Di seguito le trame riportate dal sito della Gargoyle
WANTED
"Joe è un detective privato alla vecchia maniera e vive in un mondo in cui gli attacchi dell’11 Settembre non sono mai avvenuti, anzi fanno parte della realtà immaginaria di una famosa serie di romanzi che hanno come protagonista la figura, altrettanto immaginaria, di Osama Bin Laden.
Un giorno Joe riceve una misteriosa donna che lo ingaggia per trovare proprio Mike Longshott, l’autore di quei libri, e così inizia un’avventura paradossale fra Laos, New York, Londra, Parigi e, ovviamente, Kabul.
Man mano che l’indagine di Joe progredisce, le cose si fanno sempre più strane e le certezze del detective cominciano a trasformarsi in lancinanti dubbi, tanto da portarlo a non essere più sicuro nemmeno della sua stessa identità. Così, in un mondo senza terrorismo globale, Joe è si ritrova ad affrontare nemici oscuri che cercano di impedirgli di scovare la verità che sta sotto a quella che lui ha sempre considerato la realtà.
Wanted è un romanzo dai contorni noir in cui i confini fra reale e immaginario si confondono, in cui il thriller internazionale si tramuta in storia alternativa, e in cui Lavie Tidhar con la sua bravura narrativa delinea uno sconcertante ritratto dei nostri tempi."
Lavie Tidhar (Israele 1976) è un prolifico autore di racconti e romanzi di genere fantasy e fantascientifico, nonché curatore di antologie di genere. Nel 2012 XXX ha vinto il World Fantasy Award come miglior romanzo ed è stato finalista anche al BSFA Award e al John W. Campbell Award. Sempre nel 2012 Tidhar si è aggiudicato il British Fantasy Award per il racconto Gorel & The Pot-Bellied God. Della sua produzione ricordiamo la serie The Bookman Histories e The Tel Aviv Dossier.

IL SIGNORE DELLA NEVE E DELLE OMBRE
"Allevato da una madre protettiva al confortante calore del Sud, Gavril Andar non sa nulla del padre o della terribile eredità che questi gli ha lasciato. Ma non dovrà attendere molto prima che il destino lo travolga. Quando il signore del gelido regno di Azhkendir, un uomo nelle cui vene scorre il sangue ardente del guerriero-dragone conosciuto col nome di Drakhoul, viene assassinato, i suoi soldati decidono di rapirne il figlio, Gavril, perché compia la vendetta che bramano. Il giovane imparerà presto che diventare un Drakhaon non significa solo salire al trono di Azhkendir, ma anche trasformarsi in un essere di straordinaria forza e potenza, una creatura che ha bisogno del sangue di innocenti per poter sopravvivere. Avrà allora inizio la battaglia di Gavril per la sua anima umana, mentre la sua vita e il suo regno sono minacciati da temibili forze in agguato ormai da lungo tempo. Combinando il meglio della tradizione del genere fantasy con il suo punto di vista unico, Sarah Ash ci regala una nuova saga con un’avventura epica e personaggi indimenticabili. Una storia ambientata in un mondo scosso da intrighi politici, magia e passioni, tra luce e oscurità."
Sarah Ash è una scrittrice inglese. I suoi studi nel campo della musica l’hanno portata a collaborare nella creazione di alcuni musical, ma nel 1991 ha deciso di dedicarsi alla sua altra grande passione: la scrittura. Nello stesso anno è arrivata fra i finalisti del Guardian Children’s Fiction Award. Ha esordito nel 1992 con il racconto Moth Music, pubblicato sulla nota rivista «Interzone». È autrice di diversi romanzi fantasy, fra cui Moths to a Flame,Songspinners e The Lost Child. Il Signore delle Nevi e delle Tenebre, che conta già 6 edizioni, è il primo libro della trilogia Le lacrime di Artamon. Il sito dell’autrice è: www.sarah-ash.com

mercoledì 23 ottobre 2013

UCZ #129 - LUNA D'INFERNO di John Wood Campbell Jr.

L'amico Arne Saknussemm ci parla oggi dell'ultimo Urania Collezione, un volume composto ad hoc da Giuseppe Lippi in cui sono riuniti quattro classici del grande John Wood campbell jr., personaggio fondamentale (come scrittore ma soprattutto come editor) nell'evoluzione del genere letterario fantascientifico.



 L'Urania Collezione di questo Ottobre 2013 ci propone un romanzo breve e 3 racconti di un personaggio fondamentale per quello che è il nostro genere preferito: probabilmente la SF non sarebbe quella che è se uno strano scherzo del destino ci avesse privato di John Wood Campbell jr.
John W.Campbell, storico editor di Astounding Science Fiction, sul finire degli anni'30 ha "forgiato" la SF moderna catapultandola in quella che è passata alla storia come la "golden age of SF".
Campbell immaginava un certo tipo di SF e pretendeva dai "suoi" autori delle storie con caratteristiche ben precise (ed in questo modo ha influenzato i giovani scrittori della sua scuderia, e parliamo di gente del calibro di Asimov, Van Vogt, Del Rey, Sturgeon ed Heinlein) ed ha plasmato la moderna space opera e la fantascienza tecnologica/hard.
Ma questa è storia nota a tutti gli amanti della SF ed evitiamo quindi di entrare nei dettagli.
Campbell divenne editor di "Astounding" alla fine del 1937 ma era gia conosciuto nell'ambiente come autore, avendo cominciato a pubblicare le sue storie nel 1930 sulla rivista "Amazing Stories" (allora diretta da O'Connor Sloane).
Tra le sue opere non possiamo non menzionare i meravigliosi racconti aventi per protagonisti i tre scienziati Arcot, Wade e Morey (racconti riuniti nel volume "Isole nello spazio", edito dalla Nord nella collana Cosmo Oro) e la saga di Aarn Munro il Gioviano.
In questo volume di Urania Collezione, un'antologia, troviamo un romanzo del 1950, "Luna d'Inferno" (The Moon is Hell) e tre racconti degli anni '30, e cioè "Sette milioni di anni" (Twilight, 1934), "Alla fine del tempo" (Night, 1935) e "La cosa da un altro mondo" (Who goes there, 1938).
Cominciamo da quello che è a mio avviso l'anello debole della catena: "Luna d'inferno"
Questo romanzo, conosciuto anche col titolo "Martirio lunare" ("I romanzi di Urania" n.30) risente pesantemente degli anni che ha sulle spalle; l'opera narra le avventure e le vicissitudini di un gruppo di uomini bloccati sulla Luna, che cercano in tutti i modi di sopravivvere in attesa dell'arrivo di una spedizione di soccorso. Sopravvivranno per ben 3 anni. Il romanzo è scritto sotto forma di diario personale. Quello che riusciranno a fare questi uomini è davvero incredibile, oltre che scientificamente non verosimile. Ma, a parte a questo,  la narrazione procede molto lentamente e il romanzo risulta abbastanza noioso: non ci sono dialoghi, nè scambi di opinioni e/o battute, i personaggi hanno solo un nome ed un cognome...sono delle sagome di cartone, e per 150 pagine non c'è null'altro che una serie infinita e ripetuta di operazioni tecniche banali ed "invenzioni" scientificamente assurde (lascio a voi il piacere di scoprire di cosa sto parlando).
Isaac Asimov, a proposito dello stile di Campbell, diceva:" ....per di più, Campbell viola a man salva le leggi più basilari della natura. Egli estrae enormi quantità di lavoro da un pozzo di calore uniforme, a dispetto della seconda legge della termodinamica; produce materia costituita di fotoni solidificati, alla faccia di Einstein; introduce nuovi metalli in barba alla tavola periodica degli elementi.
Perché, allora, dopo quanto si è detto, i vecchi romanzi di John Campbell sono una lettura indispensabile per chiunque ami la fantascienza?... Per la semplice ragione che fra tutti i loro difetti splende il lavorio di unimmaginazione fervidissima, accompagnata da una spinta e un entusiasmo che trascinano con sé, volenti o nolenti, i lettori."
Ecco, questo "Luna d'Inferno" fallisce proprio perché, pur presentando tutti i difetti dello stile campbelliano, manca di quello che è il suo principale pregio: la favolosa immaginazione ed il sense of wonder. Lontanissimo dai livelli raggiunti dallo stesso autore in altri lavori.
Bisogna anche dire che probabilmente chi ha letto questo romanzo negli anni '50, e magari da ragazzino, lo avrà trovato evocativo ed avrà sognato leggendo del paesaggio lunare e dei crateri, di astronavi che solcano gli spazi siderali e della faccia buia della Luna.
Discorso completamente diverso, invece, per i 3 racconti che completano il volume.
I  racconti "Sette milioni di anni" e "Alla fine del tempo" formano idealmente un dittico. Entrambi sono ambientati in un lontanissimo futuro, in una stessa linea temporale ed hanno diversi punti di contatto. Scritti tra il '34 ed il '35, conservano intatto il loro fascino.
Sono racconti fortemente evocativi che riescono a trasportare il lettore in un sistema solare così lontano nel tempo da risultare alieno. Un sistema solare ed una civiltà umana in totale decadenza, scenari dall'innegabile fascino neoromantico.
L'ultimo racconto dell'antologia è "La Cosa d'un altro mondo".
Ragazzi, questo racconto ha circa 75 anni (ed in alcuni dettagli scientifici ciò risulta evidente) ed è un classico. Da questo racconto sono stati tratti 3 film: "La cosa" di John Carpenter (1982), "La cosa da un altro mondo" di Howard Hawks  (1951) e "La Cosa" di Van Heijningen Jr. (2011).
Le atmosfere sono molto diverse rispetto a quelle evocate dai due racconti precedenti. Le prime pagine ricordano, molto piacevolmente, l'inizio de "Le montagne della follia" di Lovecraft, ma dopo le prime pagine si cambia completamente registro e ci ritroviamo davanti ad un incubo fantascientifico: un pericolo incombente di origine extraterrestre che minaccia un gruppo isolato di uomini, costretti all'interno di una base antartica.
Racconto che scorre velocemente, incalzante, coinvolgente, claustrofobico, tra ghiacci perenni e sentori di "Alien". Come dicevo, un classico!
Se non li avete mai letti, questi 3 racconti, da soli, valgono l'acquisto di questo volume.
Arne Saknussemm

venerdì 18 ottobre 2013

IL DEMOLITORE DI ASTRONAVI di Paul Di Filippo

Il demolitore di astronavi, di Paul di Filippo, inaugura la nuova collana di racconti e romanzi brevi in formato digitale della Delos Books, sempre attenta ad aprire nuove strade e inaugurare nuovi percorsi editoriali. Auguriamo naturalmente A Silvio Sosio e alla Delos Books ogni fortuna con questa interessante iniziativa, che prevede già la ristampa di un racconto del grande Robert Sawyer e l'uscita di una storia dell'italiana Barbara Baraldi.





 Nel sito Delos Books così viene presentato il romanzo breve di Paul Di Filippo
"Una grande astronave ormai in disarmo nasconde segreti impensabili. Ma ciò che si troverà Klom sarà il tesoro più inaspettato. E imprevedibile.
Una montagna scoscesa e frastagliata cadeva lentamente attraverso il cielo. Assistita da uno stormo di navi pilota, i cui scintillanti campi di supporto avvolgevano il vascello più grande, la carcassa morta di un’enorme nave da crociera interstellare scendeva verso il Cantiere di Demolizione Navale di Asperna. Privo di qualunque simmetria discernibile, il veicolo stellare irto di torrette e strutture sporgenti era un conglomerato di portelli e protuberanze, capsule e padiglioni, talmente brutto da obbligare l’osservatore a concepire nuovi canoni di bellezza. Le sue superfici, dalle molteplici conformazioni e butterate dallo spazio, testimoniavano i millenni di servizio tra le stelle. E le sue viscere nascondevano tesori che i demolitori di Asperna avevano il compito di recuperare prima che il vascello venisse definitivamente smantellato. E una nave vecchia migliaia di anni poteva nascondere davvero sorprese incredibili."
 Da amante di Paul Di Filippo mi sono subito gettato nella lettura questo nuovo romanzo breve: con il mio lettore kindle stanotte mi sono divorato in poco tempo questa intrigante e divertente space opera.
La storia, come dice l'autore nella sua introduzione, è un omaggio a un vecchio classico della space opera americana, Earthblood di Keith Laumer e Rosel George Brown (inedito in Italia).
La geniale fantasia di Di Filippo, che abbiamo apprezzato recentemente in altre occasioni (Un anno nella città lineare , e Una principessa della città lineare, ad esempio) si lancia qui in una rigogliosa, barocca narrazione in un mondo di enormi vascelli spaziali e vasche di demolizione, di masse di operai e tecnici umani e alieni, di sacerdoti ed esseri semidivini circondati da nuvole di nanoservitori superintelligneti, di razze bizzarre e incredibili che avrebbero fatto felice in altri tempi tutti i fan di Jack Vance o di Philip Josè Farmer.
La storia, come già detto, è assai divertente e il romanzo breve, nel suo complesso, si legge d'un fiato. Unico lato negativo, come spesso avviene nelle opere di questo autore, è il finale, che sembra troppo affrettato e lascia aperte troppe porte. Ma forse Di Filippo ha intenzione di presentarci presto un seguito delle avventure del gigantesco Klom, protagonista all'apparenza non troppo intelligente di questo Shipbreaker.
In sostanza: per 1,99euro che volete di più? se amate  la sf d'avventura aprite internet, andate sul sito della Delos e acquistatelo!
SP

giovedì 17 ottobre 2013

GRAVITY

Il nostro esperto romano di cinema, Flavio Alunni, ci offre oggi una perspicace recensione dell'ottimo GRAVITY, un film acclamato da tutti gli appassionati di sf che l'hanno visto finora...




Tre astronauti fluttuano allegramente nei pressi di un telescopio orbitante. Uno canticchia legato a una corda spingendosi qua e là, un altro vola beato intorno alla struttura coi suoi piccoli propulsori, e un’altra ancora cerca di riparare il costoso apparecchio stando attenta a non farsi sfuggire qualche bullone lasciandolo andare nello spazio profondo. Poi avviene l’imprevisto e da quel momento cesseremo di respirare per circa novanta minuti.
Non è affatto un’esagerazione affermare che con Gravity viene segnata l’alba di una nuova era cinematografica. Un’era che sostituisce quella iniziata molto tempo fa con 2001: Odissea nello spazio, i cui effetti speciali sembravano mostrarci la versione più realistica possibile del vuoto cosmico. Passano i decenni e le meraviglie della tecnica giungono a questo fatidico 2013, un anno di cui serberemo il ricordo. Già con Elysium abbiamo avuto un assaggio di cosa il cinema odierno sia capace di fare, mostrandoci le immagini mozzafiato della mastodontica stazione spaziale da cui la pellicola prende il nome. Con Gravity, merito forse anche del 3D, si ha per la prima volta nella vita la sensazione di trovarsi nello spazio insieme a quegli sventurati astronauti alle prese con la riparazione del Telescopio Spaziale Hubble, prima che si scateni il finimondo. Quando l’opera prende il via, si viene proiettati a decine e decine di chilometri dalla superficie terrestre. I pop-corn vanno di traverso, le mani si stringono ai braccioli della poltrona e si scapperebbe fuori dalla sala se non fosse per quell’ultima, debole scintilla di razionalità a ricordarci che quell’abisso pieno di stelle davanti a noi è soltanto frutto di un film.
Per via del suo stretto realismo scientifico e dell’assenza totale di elementi fantastici, l’opera diretta da Alfonso Cuaròn non dovrebbe classificarsi come fantascienza. La squadra che ha dato vita a questo manufatto non ha trascurato i dettagli aerospaziali e tutto fa pensare che sia stata assistita dalla NASA in persona o comunque da qualche addetto ai lavori molto importante. Ovunque si ambienti la storia, siamo letteralmente sommersi da questi dettagli.
Il regista ha fatto un gran lavoro nel dirigere George Clooney e Sandra Bullock, in genere non proprio il massimo che si possa sperare di vedere ma che stavolta fanno una gran bella figura, magari proprio perché (a voler essere cattivi) Cuaròn ne ha limitato l’azione dando più spazio all’ambiente intorno a loro. Grazie anche (volendo essere buoni) all’interpretazione dei due attori, il film lascia spazio ad alcuni elementi di poesia  e a qualche scena strappalacrime, senza perdere di vista la colonna portante della storia, vale a dire la lotta per la vita espressa nei suoi limiti più estremi, quelli del vuoto spaziale inabitabile ad eccezione dei microscopici tardigradi.
Con Gravity si finisce per credere fermamente in quello che si vede in sala, forse per la prima volta nella vita. E questo non è che l’inizio di un’epoca in cui se ne vedranno delle belle.
Flavio Alunni

martedì 8 ottobre 2013

CREATURA DEL FUOCO di Ian Watson

Ian Watson è uno degli autori più originali e interessanti prodotti dalla fantascienza britannica. Ciò premesso, va anche detto che è un autore estremamente prolifico e non sempre le sue storie (soprattutto i romanzi) sono all'altezza delle idee di base. Ribadisco ancora che personalmente lo preferisco nei racconti e nei romanzi brevi, anche se ci sono alcune sue opere lunghe decisamente importanti, come The Embedding (il suo primo romanzo), The Jonah Kit (inedito) e L'altra faccia degli UFO. L'amico Arne Saknussemm ci parla qui di Creatura del fuoco, appena apparso su Urania.
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Dalla quarta di copertina:
"Che un rettile fiammeggiante esista davvero a Tynemouth, e che spii dalle caverne inviando segnali paranormali sotto la crosta sottile d’Inghilterra, sembra la trama di un romanzo. Invece lo psichiatra John Cunningham deve ricredersi e ascoltare molto attentamente i discorsi di Tommy, un paziente schizofrenico che comincia a raccontargli un’esistenza precedente. Il medico-scrittore si trova di fronte a un’ipotesi sconcertante: che una leggenda locale, la Creatura di Lambton, non sia affatto il frutto di una fantasia malata ma degli esperimenti parabiologici compiuti da Raimondo Lullo. Con conseguenze molto pericolose per il mondo di superficie…"
"Ian Watson è il più interessante scrittore di idee della SF britannica o, più precisamente, è l'unico scrittore di idee della SF britannica.", questo diceva James G.Ballard sul finire degli anni '70.
Io ho cominciato ad apprezzare la sua opera un anno fa' circa, rapito dalla lettura del suo "The Martian Inca", uscito nel 1977 (edito da Urania col titolo "Gli Dei invisibili di Marte") e la mia ammirazione per l'autore britannico è aumentata con la lettura di "Miracle Visitors", del 1978 (uscito in Italia col titolo "La doppia faccia degli UFO" per Urania e "L'enigma dei visitatori" per le Edizioni Nord).
I 2 romanzi in questione sono effettivamente pregni di idee interessanti e non si limitano a raccontare una storiella di alieni ed astronavi ma vanno ben oltre, offrendo punti di vista originali ed inediti nonchè interessanti interpretazioni e variazioni degli stilemi della SF. La sua è una SF piena di simbolismi, onirica e metafisica, che affonda le radici in aree del sapere umano quali filosofia, psicologia e parapsicologia e alchimia e che investe scienze come le religioni ed i riti magici e tribali.
Un modo di fare SF molto particolare e per questo Ian Watson è uno di quegli autori che si amano o si odiano.
Avendo amato i due romanzi suddetti mi sono accostato con molto entusiasmo alla lettura di questo "Creatura del fuoco", romanzo uscito nel 1988 col titolo "The Fire Worm" e finora inedito in Italia.
Il protagonista di "Creatura del fuoco" è uno psicologo ed autore di romanzi horror, ha una doppia personalità ed utilizza una tecnica chiamata TVP (Terapia delle Vite Precedenti) per guarire i suoi pazienti, ed è così che si imbatte in un ragazzo la cui vita è in qualche modo legata a una misteriosa creatura immonda. Attraverso l'ipnosi comincia un'indagine che lo porta, seguendo le precedenti vite del ragazzo, indietro nei secoli fino ad arrivare al 1300.
La storia, fin dalle prime pagina, si intreccia col sesso e con qualcosa che terrorizzava il mondo alla fine degli anni '80: l'AIDS.
Diciamo subito che questo romanzo non ha nulla che fare con la SF, nemmeno lontanamente.
E' più che altro catalogabile come "Horror".
E per essere un horror, a mio parere, scarseggiano le parti realmente suggestive ed in più si intuisce fin dall'inizio dove andrà a parare l'autore.
La narrazione è poco fluida, appesantita da tanti personaggetti secondari che scompaiono dopo poche pagine ma che vengono descritti con dovizia di particolari e dalla descrizione di fatti che poco o niente hanno a che fare con la storia.
Tutto sommato anche la storia è inconsistente, sconclusionata, banalmente prevedibile.
Peccato perchè l'idea di fondo non è niente male ed in certi passaggi davvero belli emerge il Watson che amo... ma per quanto belli questi sprazzi narrativi sono troppo pochi e troppo brevi per salvare un romanzo di oltre 200 pagine.
Noioso, non potrei consigliarne la lettura.
Arne Saknussemm