sabato 18 gennaio 2014

MEDICORRIERE di Alan Nourse


Discreto autore degli anni cinquanta e sessanta (quello che si potrebbe definire "un onesto artigiano"), Alan Edward Nourse (August 11, 1928 – July 19, 1992) era un medico americano che si conquistò una certa fama con alcuni buoni romanzi di fantascienza (per ragazzi e per adulti), in genere focalizzati sulle tematiche della medicina e dei poteri psi. Vincenzo Cammalleri, che è vicino ad esercitare la stessa professione, si sofferma ad esaminare quello che rimane il suo romanzo più celebre, quel "Medicorriere" (in originale Bladerunner) che ha ceduto il titolo (solo quello, ma i diritti furono venduti regolarmente a Ridley Scott) al grandissimo film tratto da "Il cacciatore di androidi" di Phil Dick. Vincenzo però non si limita ad analizzare il romanzo ma approfondisce con estrema cura e perizia le problematiche mediche, etiche e sociali che il romanzo di Nourse poneva già nel lontano 1974 e che oggi sono più attuali che mai.




Una delle caratteristiche più dirompenti della fantascienza è quella di proporre idee nude e crude. Tra meravigliose astronavi, pianeti incredibili, tecnologie avveniristiche e alieni di ogni forma e dimensione, si cela in buona parte del genere un insidioso serpente che perseguita i cervelli dormienti del popolo assonnato: l'idea.
Lungi dall'accettare l'etichetta affibbiatagli con troppa celerità dall'élite intellettuale, la stessa che giusto qualche anno fa bollò il tema della vita nell'universo come insignificante, generazioni di autori hanno deliziato le menti dei loro voraci lettori disseminando le pagine della letteratura popolare con il serpente dell'Eden. Questi infingardi hanno osato sporcare la letteratura popolare introducendo il seme del pensiero, proponendo nelle proprie pagine audaci ipotesi scientifiche, sociali, tecnologiche e politiche. E allora accanto all'imprescindibile sense of wonder che fa ancora oggi innamorare migliaia di lettori ecco che l'opera di fantascienza si fa portatrice tra il volgo di temi che altrimenti sarebbe ben difficile trovare in opere considerate “commerciali”.
Caratteristica propria della fantascienza, a volte chiamata non a caso letteratura d'anticipazione, è quella di affrontare temi di particolare rilevanza sociale ben prima che essi diventino consapevolezza comune. E poco importa che non sempre il prodotto sia eccellente in quanto a stile, quello che conta è il fatto che introduca certi temi in forma leggera, scorrevole, offrendo la possibilità al lettore di svagarsi e allo stesso tempo stuzzicando la sua curiosità verso ciò che va oltre il suo naso.
È questo il caso del romanzo Medicorriere (Bladerunner nell'originale) di Alan Edward Nourse, scrittore americano del novecento e, non a caso, medico.
Si tratta di uno di quei romanzi veloci, rapidi da leggere e rapidi nella trama, non particolarmente curati nello stile, come neppure nella trattazione dei personaggi, ma che offrono quel quid imprescindibile per il lettore che vuole dilettarsi nel classico “e se...?”
In questo romanzo del 1974 Nourse descrive un'America alle prese con crisi sanitaria che ha rischiato di portare la nazione al collasso. A causa dell'invecchiamento della popolazione e dell'aumento delle malattie croniche, la spesa sanitaria è aumentata vertiginosamente, causando un peso sempre crescente in termini economici per i più giovani, sulle cui spalle ricade il peso delle tasse necessarie necessarie a sostenere le spese dei più anziani (vi ricorda qualcosa?).
Non può mancare l'eugenetica, adattata all'America liberale, in cui nulla può essere imposto direttamente, ma solo tramite scelta almeno apparentemente libera. Tornano infatti alla ribalta le teorie sul progressivo decadimento del pool genetico della razza umana. A causa delle cure sviluppate dalla medicina infatti, sempre più persone “deboli” e malate riescono a sopravvivere e, purtroppo per i nostri geni collettivi, a riprodursi. La conseguenza di questo è ovviamente un peggioramento della salute a monte, e cioè al netto della medicina. Se infatti grazie alle cure mediche la salute è drasticamente migliorata, è altrettanto vero che sempre più medici, e farmaci, servono per garantire quella che un tempo era la normalità.
Da questa premessa, attuale oggi esattamente come quaranta anni fa, l'estrema conseguenza è immaginare un sistema sanitario che preveda le cure gratuite per ogni individuo a condizione che colui che ne usufruisca rinunci al diritto di procreare! La soluzione a entrambi i problemi, il peso crescente della spesa sanitaria e il peggioramento del pool genetico, è la sterilizzazioni di quanti chiedono il privilegio di usufruire delle cure gratuite. L'ovvia conseguenza di questa situazione è il proliferare della medicina clandestina: un numero sempre maggiore di medici offre le proprie prestazioni clandestinamente per quanti desiderano curarsi senza pagarne le indesiderate conseguenze.
Ed ecco spiegato il titolo del romanzo, Medicorriere: il protagonista della storia è infatti Billy, un giovanissimo medicorriere, specializzato cioè nel rifornire il medico per cui lavora di tutti i ferri necessari alle operazioni “non autorizzate” e nel reperire il materiale sanitario più generico, come anche i farmaci. Billy, insieme alla giovane infermiera Molly, lavora per il dottor Long. Questi ha perso moglie e figlia negli incidenti scoppiati a causa dell'insostenibile situazione che ha portato alle drastiche scelte in ambito sanitario di cui abbiamo parlato. Numerose persone hanno infatti trasformato la propria frustrazione in rabbia verso la medicina in generale. Seguendo il messia di turno che professa il credo secondo cui la medicina non è utile, ma anzi dannosa, si sono trasformati in fanatici persecutori della classe medica, pronti a bastonare e perfino uccidere chiunque la eserciti (anche questo è un tema estremamente attuale: basti pensare alle sempre più estreme proteste contro la sperimentazione sugli animali e l'ambiente medico in generale).
Il dottor Long però ha deciso di dedicarsi, nonostante le proprie tristi vicende, alla cura di quanti si rifiutano di accettare il diktat imposto dalla legge. Imprescindibile sarà per il suo lavoro il nostro Billy, che diventerà fondamentale quando una subdola epidemia virale rischierà di sterminare rapidamente l'intera popolazione e farà tremare l'equilibrio sanitario raggiunto dalla legge eugenetica.
Nonostante si tratti di un romanzo di sole duecento pagine i temi trattati sono tanti e importanti: il costo crescente della sanità, il sempre maggiore numero dei malati e soprattutto delle malattie croniche (cioè quelle che si protraggono per anni o decenni), il senso di sfiducia verso la scienza medica e l'intolleranza verso di essa di alcune frange della popolazione, il controllo eugenetico (rivisitato in questo romanzo in chiave decisamente differente rispetto alle più classiche sterilizzazioni forzate).
In tempi di recessione economica, quali quelli che ci troviamo ad affrontare, i tagli alla spesa pubblica si fanno sempre più massicci. Accanto ai soldi recuperati dagli sprechi vi sono però le sempre più grandi difficoltà di chi si trova ogni giorno a dover trattare sempre più pazienti con terapie sempre più costose e con risorse sempre meno adeguate. I tagli non risparmiano nessuno, persino il numero di borse di specializzazione per i giovani medici neolaureati che intendono intraprendere il percorso di specializzazione (oggi necessario per esercitare la professione a meno che non ci si voglia limitare alle guardie mediche) è diminuito negli ultimi anni e sembra che diverrà sempre più irrisorio.
Come nel romanzo di Nourse, anche oggi assistiamo al paradosso di una società che richiede sempre più cure e che però, a causa dei costi, forma sempre meno personale qualificato. I costi sanitari non lasciano spazio di manovra: del resto le terapie croniche sono quelle più remunerative per le case farmaceutiche, che possono guadagnare molto da un farmaco che un paziente è costretto a prendere per dieci o addirittura vent'anni.
E se in Italia una parte della soluzione può essere quella di tagliare gli esami diagnostici inutili (e ve ne sono tanti), in America al contrario questi continuano a proliferare, in quanto il loro costo  ricade sulle assicurazioni private, che a loro volta si rifanno sul cittadino: il risultato è ovviamente lo stesso.
La scienza del ventesimo secolo ci aveva promesso meraviglie e non pochi esaltati si sono spinti in passato a prevedere addirittura la vittoria su tutte le malattie e perfino sulla morte. Di fronte invece all'ineluttabile realtà del decadimento biologico e della morte, che può essere ritardata ma non evitata, le promesse della medicina si sono trasformate in un boomerang e sempre più spesso assistiamo alla tragedia di chi non riesce a credere che nel 2000 si debba ancora morire per i motivi più disparati. Proliferano quindi ancora oggi i millantatori, i santoni alla Vannoni, pronti a offrire la panacea per ogni male, che si rivelano però inevitabilmente farabutti senza scrupoli disposti ad abusare del dolore e dell'ignoranza allo scopo di arricchirsi.
Invece di meravigliarci dei risultati della scienza, in campo medico come in tanti altri, la realtà è che l'uomo comune non accetta l'ineluttabile, l'imprevedibile, il rischio statistico della malattia e la certezza della morte. Ci siamo abituati all'idea che la scienza medica ci garantisca la possibilità di arrivare alla soglia del secolo, e non siamo disposti ad accettare che si possa morire a vent'anni, come a quaranta o a sessanta, per una qualunque malattia che arrivi inaspettata.
Forse il tema meno attuale è quello eugenetico. Sulla scia degli orrori della seconda guerra mondiale  il mondo occidentale ha lentamente rinunciato ai sogni di “miglioramento della razza”, di cui non solo i nazisti erano infatuati. E gli Stati Uniti in questo non furono secondi a nessuno, e anzi anticiparono i tempi, introducendo leggi “modernissime” agli inizi del novecento allo scopo di impedire la riproduzione degli inadatti:
<<La prima legge sulla sterilizzazione forzata entrò in vigore nel 1907 nell' Indiana. Successivamente, fu adottata da altri 29 Stati, tra cui la Virginia nel 1924. Le leggi imponevano la sterilizzazione alle persone «socialmente inadeguate», ritenute cioè immorali, criminali, alcolisti, tossicodipendenti, eccetera. Colpirono fatalmente quanti fossero sospettati di «difetti ereditari», dai malati mentali ai disabili, dai cosiddetti «bianchi spazzatura» ai neri e pellerossa meno istruiti e più ribelli. La sola California sterilizzò oltre 20 mila persone, un record. «I fautori dell' eugenetica, una scienza arrivata dall' Inghilterra - ha commentato lo storico Gregory Dorr - erano convinti di essere i pionieri di una società ideale». La Virginia approvò la «Legge sulla sterilizzazione eugenetica» lo stesso giorno in cui passò la «Legge sull' integrità della razza», che vietava i matrimoni tra i bianchi e i neri. Nei decenni, oltre la metà degli interventi vennero eseguiti all' Istituto degli epilettici e dei malati di mente di Lynchburg. La Corte suprema degli Stati Uniti ne sancì la legittimità al processo di Carrie Buck, una giovane rimasta incinta in minore età. Il presidente della Corte Oliver Wendell Holmes esaminò la giovane, sua figlia e sua madre, e decretò: «Tre generazioni di imbecilli sono sufficienti. Si proceda». Le sterilizzazioni diminuirono dopo la Seconda Guerra mondiale, grazie allo sdegno suscitato dall' Olocausto. Ma in Virginia continuarono sporadicamente fino al ' 79. >>(Corriere della Sera, 4 febbraio 2001).

Veramente molta carne sul fuoco per un romanzo tutto sommato breve. Nourse ha saputo intrecciare le sue doti di scrittore e medico per produrre una storia ricca di spunti di altissimo livello. Pur se non trattati in modo esaustivo, offrono comunque la possibilità di riflettere su tematiche attuali oggi più che mai, sulle quali è importante riflettere come cittadini e, non ultimo, come individui pensanti.
Ecco quindi che la fantascienza adempie l'importante compito di scaraventare il lettore in un mondo che rende estreme le conseguenze dell'oggi, obbligandolo ad affrontare la realtà nella sua forma più cruda, rendendogli allo stesso tempo il privilegio di prender coscienza della situazione.
Sempre di più sono infatti gli scrittori che affrontano, o hanno affrontato, temi complessi dal punto di vista morale, ad esempio in ambito biologico e genetico (Nancy Kress)e ambientale (John Brunner).
Di fronte ad una realtà quotidiana che con sempre crescente frequenza ci pone di fronte a  condizioni estreme e per molti inimmaginabili, sempre più spesso il lettore di fantascienza si trova ad essere uno dei pochi che non si stupisce, che può dire con cognizione “io me l'aspettavo” o almeno “qualcuno lo aveva già previsto”. E ogni volta che questo accade la fantascienza si prende la sua rivincita su quell'intellettuale che continua a bollarla come semplice narrativa commerciale.
 Vincenzo Cammalleri

1 commento:

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