sabato 29 agosto 2015

ROBOT 75




Il numero 75 della rivista Robot è già nelle vostre case da quasi due mesi. A noi che abbiamo trascorso le vacanze su un Sole Lontano però le cose arrivano con un po' di ritardo e quindi solo adesso mi posso dedicare alla ormai abituale recensione.
Il numero estivo di questo 2015 si presenta con una splendida copertina di Aldo Katayanagi che riporta alla memoria il romanzo di Nancy Kress Mai Più Umani (Urania 1519).
I racconti portano firme prestigiose come quelle di Ken Liu, con il suo splendido steampunk L'Aria non Appartiene a Nessuno, e Dario Tonani  con Incroci, scritto a quattro mani con Claudia Graziani. Apre il volume un singolare racconto di Rachel Swirsky (Premio Nebula 2013) mentre con Augusto Chiarle e il suo Ombre nell'Oscurità ritroviamo uno steampunk che vira sul fantasy. E se... di Alberto Massari è una rivisitazione del mito di Ulisse, mentre il romanzo breve che impreziosce il volume (come se non bastasse la firma di Ken Liu) è a mio avviso lo splendido La Madonna delle Rocce di Clelia Farris che racconta le difficoltà di una colonia alle prese con la natura di un pianeta ostile. La Farris tesse una storia in cui le vicende personali si intrecciano con i bisogni e le abitudini di una umanità abituata agli agi e alle comodità della tecnologia. La storia sembra suggerire che l'uguaglianza fra gli uomini, come quella fra i sessi, sarebbe messa seriamente a dura prova di fronte alle sfide di un mondo senza le comodità a cui siamo abituati.
Per quanto riguarda le rubriche e la critica ritroviamo il consueto appuntamento con Michele Tetro che questa volta ci parla delle foreste, mentre Salvatore Proietti affronta il tema dello Young Adult nella fantascienza. E poi ancora Piero Schiavo Campo si lancia in una incursione nel mondo della fisica, Alessandro Fambrini brontola sui brontolii di Heinlein e Silvio Sosio firma un interessante articolo che fa il punto sul self-publishing e le sue gradite sorprese.

Noi, sperduti fra le città di un Sole Lontano, abbiamo gradito questo numero, speriamo possiate dire altrettanto. Buona lettura.

Vincenzo Cammalleri

lunedì 17 agosto 2015

FAHRENHEIT 451 di Ray Bradbury (recensione di Cristina Fabriani)

Con piacere CDUSL ospita una nuova recensione di Fahrenheit 451 di Ray Bradbury; a scriverla l'amica Cristina Fabriani che si è avvicinata alla fantascienza proprio con questo classico, rimanendone folgorata. Queste le sue impressioni.


Il vecchio annusò il volume. “Sapete” proseguì “che i libri hanno un po' l'odore della noce moscata o di certe spezie d'origine esotica? Amavo annusarli, da ragazzo. Signore, quanti bei libri c'erano al mondo un tempo, prima che noi vi rinunciassimo!

Non si deve giudicare un libro dalla copertina”. Così recita il libro a pagina 169. Una cosa che io faccio quasi immancabilmente durante le mie passeggiate romantiche in libreria e, a dire il vero, molti sono i libri che mi hanno conquistato proprio con la loro “facciata”. Non so se capita anche a voi. Beh, in questo caso specifico, se avessi dovuto giudicare il libro dalla copertina (ed anche dal titolo), sono abbastanza sicura che non lo avrei acquistato mai e poi mai. Per questo ringrazio di cuore un collega ed amico di letture per avermelo consigliato. Un libro a cui, tutti coloro che nutrono un amore smisurato per i libri, la lettura, la cultura, il sapere, dovrebbero riservare un posto d’onore nella propria libreria. L’ho terminato in pochissimi giorni e non posso fare a meno di consigliarvelo.
E’ doveroso premettere che si tratta di un romanzo di fantascienza, genere assolutamente lontano dai miei gusti letterari ed anche dal mio temperamento, scritto nel lontano 1953. Ribadisco la data di stesura poiché uno degli elementi che colpisce leggendo il libro, forse sopra ad ogni altro, è la sua straordinaria attualità. Sembrerebbe quasi di trovarsi di fronte ad una vera e propria profezia. Il Signor Montag è membro di uno strano corpo di vigili del fuoco che, invece di spegnere incendi li crea, con lo scopo di bruciare ogni forma di libro esistente. Ai cittadini è infatti severamente proibito possedere in casa anche un solo libro. Per essere rispettosi della legge, l’unico mezzo di conoscenza, informazione e comunicazione che può essere utilizzato è la televisione: strumento totalmente plasmato, controllato e gestito dal governo centrale con l’obiettivo di regolare qualsiasi dinamica all'interno della società cittadina. Le scene dei roghi vengono descritte con attenzione così come il piacere che gli addetti al fuoco provano nel distruggere la conoscenza. Improvvisamente però nella vita del Signor Montag accade qualcosa da cui egli non potrà più tornare indietro. Il meccanismo per lui, dopo aver preso tra le mani un libro ed averne iniziato a leggere alcune pagine, inizia ad incrinarsi. Si sente inebriato dal potere benefico di quelle parole e capisce di non poterne più fare a meno, così inizia a custodire in maniera clandestina alcuni libri in casa. Il desiderio successivo è quello di abbandonare il proprio lavoro e quindi la squadra degli incendiari, con la conseguenza inevitabile di porsi in una condizione di assoluta ed inevitabile illegalità. Le conseguenze di questa decisione ed i numerosi personaggi che ruotano intorno al racconto, li lascio però scoprire a voi.
Il libro è un costante ed efficace invito alla riflessione e la sua attualità ci lascia senza parole a tal punto che, la trama passa a tratti in secondo piano; talvolta non ci interessa più della storia tanto siamo colpiti dal messaggio tagliente che essa vuole trasmetterci. Voglio rassicurarvi però sull'apparente sensazione di crudeltà e drammaticità del racconto. Posso garantirvi che vi troverete di fronte ad un vero e proprio “scrigno di poesia”. Un’autentica lode ai libri, agli scrittori, alla lettura, al sapere, alla cultura, unica ed insostituibile forma di ricchezza e nutrimento dello spirito nonché unica via verso il raggiungimento della libertà. Valori questi temuti da un governo infimo e disonesto che non a caso cerca di eliminare con tutte le sue forze. Persino parlare insieme, fermarsi a pensare, a riflettere sembra essere considerato un reato e chiunque osi farlo rappresenta una minaccia, “il diverso” che non merita neppure di esistere. Riflessioni “forti” ma essenziali per potersi migliorare, vivere una vita migliore, essere liberi, o almeno tentare di farlo. Durante la lettura è caldamente consigliato di tenere a portata di mano una matita perché i passi degni di nota e che non vorrete più dimenticare, saranno molti. Io non ho potuto fare a meno di immortalarne un bel po’ e ve li regalo con l’auspicio di accendere in voi il desiderio di leggere questo capolavoro scritto ben 62 anni fa. Mi dilungherò un po’, vi chiedo scusa in anticipo ma se avrete tempo e pazienza di leggere i passi tratti dal libro fino alla fine, ne varrà la pena. Buona lettura con l’augurio di poter essere sempre “vagabondi all'esterno, biblioteche dentro”

Numero uno: sapete perché i libri come questo siano tanto importanti? Perché hanno sostanza. Che cosa significa in questo caso “sostanza”? Per me significa struttura, tessuto connettivo. Questo libro ha pori, ha caratteristiche sue proprie, è un libro che si potrebbe osservare al microscopio. Trovereste che c'è della vita sotto il vetrino, una vita che scorre come una fiumana in infinita profusione. Maggior numero di pori, maggior numero di particolarità della vita per centimetro quadrato avrete su un foglio di carta, e più sarete “letterario”. Questa è la mia definizione, ad ogni modo. Scoprire le particolarità. Particolarità nuove!. I buoni scrittori toccano spesso la vita. I mediocri la sfiorano con una mano fuggevole. I cattivi scrittori la sforzano e l'abbandonano. Capite ora perché i libri sono odiati e temuti? Perché rivelano i pori sulla faccia della vita. La gente comoda vuole soltanto facce di luna piena, di cera, di facce senza pori, senza peli, inespressive.

«Agio, tempo libero.» «Oh, ma noi abbiamo molte ore libere ogni giorno.» «Ore libere dal lavoro, sì. Ma tempo di pensare? Quando non conducete la vostra macchina a cento miglia all’ora, a un massimo in cui non potete pensare ad altro che al pericolo, allora ve ne state a giocare a carte o sedete in qualche salotto, dove non potete discutere col televisore a quattro pareti. Perché? Il televisore è “reale”, è immediato, ha dimensioni. Vi dice lui quello che dovete pensare, e ve lo dice con voce di tuono. Deve aver ragione, vi dite: “sembra” talmente che l’abbia! Vi spinge con tanta rapidità e irruenza alle sue conclusioni che la vostra mente non ha tempo di protestare, di dirsi: “Quante sciocchezze!”». «Ma la “famiglia” è gente in carne e ossa». «Come, scusate?». «Mia moglie dice che i libri non sono “reali”». «E Dio sia lodato per questo. Li si può almeno chiudere, dire: “Aspetta un momento”. Potete farne ciò che volete. Ma chi mai è riuscito a strapparsi dall’artiglio che v’imprigiona quando mettete piede in salotto TV? Vi foggia secondo la foggia che esso più desidera! L’ambiente in cui vi chiude è reale come il mondo. “Diviene” e pertanto è la verità. I libri possono essere battuti con la ragione.”

Scopo dei libri è ricordarci quanto siamo somari, dissennati. sono i pretoriani di Cesare, i quali mormorano, mentre il corteo trionfale passa rombando: "Ricordati, Cesare che anche tu sei mortale”. La maggior parte di noi non può correre qua e là notte e giorno, parlare con tutto, conoscere tutte le città della terra, non abbiamo tempi, denaro, nemmeno tanti amici. Le cose che voi cercate, Montag, sono su questa terra, ma il solo modo per cui l'uomo medio potrà vederne il novantanove per cento sarà un libro.”

"Ognuno deve lasciarsi qualcosa dietro, quando muore, diceva sempre mio nonno: un bimbo o un libro o un quadro, o una casa o un muro eretto con le proprie mani o un paio di scarpe cucite da noi stessi. O un giardino piantato col nostro sudore. Qualche cosa insomma che la nostra mano abbia toccato in modo che la nostra anima abbia dove andare quando moriamo, e quando la gente guarderà l'albero o il fiore che abbiamo piantato noi saremo là. Non ha importanza quello che si fa, diceva mio nonno, purché si cambi qualcosa da ciò che era prima in qualcos'altro che porti la nostra impronta. La differenza tra l'uomo che si limita a tosare un prato e un vero giardiniere sta nel tocco, diceva. Quello che sega il fieno poteva anche non esserci stato, su quel prato; ma il vero giardiniere vi resterà per tutta la vita."


FAHRENHEIT 451, Ray Bradbury – Mondadori 2014 – pp.180 – Euro 9,00 – (prima edizione Mondadori 1966), trad. di Giorgio Monicelli.

Cristina Fabriani

venerdì 14 agosto 2015

LA DIFESA DI SHORA di Joan Slonczewski



LA DIFESA DI SHORA (A Door Into Ocean, 1986) è un interessante romanzo della newyorkese Joan Slonczewski (classe 1956), pubblicato in Italia dalla Nord nel 1988, nella collana Cosmo Argento, e ottimamente tradotto da Giampaolo Cossato e Sandro Sandrelli.
Le zattere viventi del mondo oceanico di Shora sono abitate da una razza di sole donne capaci di riprodursi per partenogenesi, le cosiddette Spartienti (Sharer nell'originale): creature che hanno rifiutato ogni forma di tecnologia, sebbene siano esperte nella manipolazione biologica, e vivono in armonia con l'ambiente e con se stesse. Molto importante, nella loro cultura, è il rapporto di coppia, empatico e sentimentale nonché sessuale, che si crea tra due Spartienti. Diversamente, il pianeta gemello Valedon, con una dicotomia che ricorda quella de "I reietti dell'altro pianeta" (The Dispossessed. An Ambiguous Utopia, 1974) di Ursula Le Guin, è abitato da umani tradizionali e ha sviluppato una civiltà simile alla nostra, maschilista e dilaniata spesso da guerre civili. I due mondi vivono ignorandosi l'un l'altro, con contatti limitati e controllati, finché gli abitanti di Valedon, andando ben oltre gli ordini del Patriarca, massima autorità dell'universo umano (Shora escluso), intraprendono l'invasione del pianeta marino. Ai metodi prepotenti e ottusi di Valedon, le Spartienti opporranno una resistenza coriacea e ostinata, ma sempre improntata sulla nonviolenza. In questo contesto di scontro tra civiltà, che a tratti si tingerà di crudeltà sanguinaria, sarà capace di nascere e sopravvivere una storia d'amore fra una Spartiente e un giovane di Valedon.
A dispetto di una sinossi degna di un libro rosa, la lettura di questo romanzo riserva alcune piacevoli sorprese, in primis lo stile: lirico, poetico, evocativo. I personaggi, tutti, sono ben delineati e credibili; i dialoghi mai banali e la narrazione è sempre fluida e piacevole. Soprattutto la trama, per come evolve, è tutt'altro che scontata. Altro punto forte, se non il principale, è Shora stesso, un pianeta che presenta un'ecologia complessa, costruita ottimamente e degna del "Dune" di Herbert (non a caso, l'autrice è una biologa): il lettore fa la conoscenza di innumerevoli specie native, integrate fra loro, come aerofiori, ingoiatori migranti, stellavermi, calamari plananti, cliccomosche e via discorrendo
Opera di un'autrice "minore", LA DIFESA DI SHORA è stato etichettato come "romanzo di utopia lesbico-femminista" ma, al di là dei contenuti, sarà apprezzato dagli amanti della fantascienza antropologica e femminile, quella, per intenderci, che ha nella già citata Le Guin o in Eleanor Arnason le sue punte di diamante.

Stefano Sacchini