sabato 31 dicembre 2016

NEMESIS GAMES - L'ESODO di James S.A. Corey

Tornare a bordo della Rocinante fu come tornare a casa, solo che anch'essa era vuota
(trad. di Annarita Guarnieri)

Seconda di copertina.
Mille nuovi mondi sono adesso raggiungibili. Il più grande esodo della storia del genere umano sta per iniziare. Mentre orde di coloni partono alla volta dei nuovi orizzonti, le vecchie strutture di potere del sistema solare sono prossime a crollare. Intere flotte scompaiono, i sistemi di difesa sono inermi di fronte alla forza degli eserciti di coloro che bramano il potere, il terrore manda a segno attacchi prima d’ora impensabili, che mettono in ginocchio i pianeti interni. È come se gli uomini dovessero scontare la colpa di essersi spinti oltre l’immaginabile, al di là delle proprie possibilità, prendendo possesso del destino dell’universo. James Holden e l’equipaggio della Rocinante dovranno lottare per sopravvivere in un mondo in cui l’ordine è mantenuto con la forza e la legge è stabilita dalla violenza. La loro missione è fare ritorno alla casa che hanno lasciato e ripercorrere a ritroso la via che li ha condotti nella nuova era, in un futuro che non avrebbero mai immaginato.

Con il quinto capitolo della serie The Expanse, Daniel Abraham e Ty Franck, alias James S.A. Corey, confermano tutta la loro abilità nonché la furbizia letteraria. NEMESIS GAMES – L'ESODO (Nemesis Games, 2015) non solo evita alla storia, iniziata con Leviathan Wakes (2011), di frenare o di farsi prevedibile, ma addirittura le imprime ulteriore spinta, aprendole nuove e interessanti prospettive.
L'espediente tecnico utilizzato dal duo statunitense è quello di approfondire i personaggi che compongono l'equipaggio dell'astronave Rocinante: il capitano Holden, pur presente, diventa uno spettatore passivo (o quasi) e allontana da sé le principali luci della ribalta a favore di Alex, Amos e, soprattutto, Naomi. Ciascuno di loro diventa il protagonista di una sottotrama e, nello svolgere delle storie, il lettore ne scopre il passato, più o meno burrascoso. Si viene a creare così una sorta di quadro, complesso e ricco di motivi intrecciati, in cui entrano figure già note ma che, a giudicare dalle premesse, dovrebbero andare ad arricchire la ciurma della Rocinante.
Come già detto per i precedenti volumi, lo stile scorrevole e ben tradotto, l'azione incessante, con alcune situazioni al limite del verosimile, e i dialoghi mai banali e non privi di umorismo confezionano un prodotto di alta qualità, destinato a intrattenere e divertire il lettore appassionato di Space Opera. Non resta che attendere l'edizione italiana di Babylon's Ashes, romanzo uscito a dicembre negli Stati Uniti e, possibilmente, di un'antologia dei racconti che dal 2012 la coppia di scrittori ha ambientato nello stesso universo.
Se e quando la serie tv arriverà alla quinta stagione, le puntate raggiungeranno l'apice di spettacolarità. 

James S.A. COREY, NEMESIS GAMES – L'ESODO (Nemesis Games, 2015), trad. di Annarita Guarnieri, Fanucci, pp. 568, 2016, prezzo 19,00 € (ebook 4,99 €). 

Stefano Sacchini


giovedì 29 dicembre 2016

MANNAGGIA MI E’ SCAPPATO IL MINOTAURO! Da Zero a Infinito di Fabio Lastrucci



Con la lettura di questo ebook mi è quasi venuto spontaneo pormi una semplice, banale, domanda:


Quante facce può avere la realtà quotidiana?

Ditemi, signori, quante secondo voi? Come dite? Non avete capite affatto cosa voglio dire? Eppure la domanda è semplice...

Avete presente la quotidianità? Sì, quella sorta di gigantesca vasca sconfinata in cui tutti noi ci troviamo a nuotare fin dalla nascita. Dal risveglio al momento in cui andiamo a letto (e spesso anche per l’intera durata di tutti i nostri sogni, vari ed eventuali), ci ritroviamo immersi in questo liquido amniotico che regola ogni nostra azione, ogni singolo momento della nostra piccola esistenza. Che voi siate persone importanti, capi di governo, presidenti di potentissime multinazionali, oppure anonimi impiegati, geometri, ingegnerucoli o pensionati, non potrete fare a meno di vivere nella quotidianità. Ciò che tutti noi definiamo “normalità” ha sempre a che fare con il quotidiano e non riusciamo a immaginarlo in altro modo. Forse è per questo che continuiamo a intrattenere questo rapporto ambivalente con la quotidianità? Forse per questo continuiamo a chiederci di cosa sia fatta, non smettiamo di interrogarci su cosa succederebbe se tale dimensione del nostro vivere venisse a mancare all’improvviso? Ma, per tornare alla mia domanda iniziale, e se la quotidianità non fosse affatto fragile? Se perfino ciò che più diverge dal quotidiano ne facesse invece parte integrale? Insomma, e se anche il diverso, lo strano, l’impossibile, l’assurdo non fossero altro che l’ennesima faccia del quotidiano? Riflettiamoci, non sarebbe ancor più inquietante una simile eventualità? Non potremmo più nascondere la nostra perenne inquietudine dietro il dito sottile della fantasia, non avremmo più scuse di alcun genere.

“Hei, quel mezzo matto ha distrutto il mondo per l’ennesima volta!”
“Ma no, che dici? Hai avuto un incubo, stavi sognando.”

“Aiuto, è scappato il minotauro dalle cantine del condominio!”
“Ma piantala di raccontare fandonie, i minotauri non esistono.” 


Pensiamoci un po'. Se davvero il tipo leggermente tocco che incontrate tutti i giorni dalle vostre parti avesse poteri mutanti, se i minotauri si aggirassero per le cantine di ogni condominio di vecchia costruzione, allora non sapremmo più come far evadere la nostra povera mente. Perfino le fantasie diverrebbero parte delle quotidiane pressioni a cui ogni santo giorno ci assoggettiamo per vivere. Riuscite a immaginare qualcosa di più orrido e devastante? La sola prospettiva vi spaventa e vi lascia senza fiato? Allora non azzardatevi a leggere Da zero a infinito (CS_libri, 23/06/2016 - disponibile solo in formato kindle), l’antologia di racconti “folli e fantastici” scritta da Fabio Lastrucci. Non pensateci neppure a leggerla, vi dico, se siete soggetti a insicurezze e temete per la friabilità della realtà che vi circonda. Non leggetela, se non volete finire davvero a correre per le strade urlando a squarciagola “E’ scappato il minotauro!”
Da bravo illustratore e creatore di testi teatrali, infatti, il buon Fabio (che non sono io, parlo sempre di Lastrucci) ha squadernato e messo in scena la quintessenza dell’inquietudine contemporanea: l’irrompere della folle irrealtà nel campo del quotidiano. Sotto l’occhio un po’ distratto e appagato del lettore, ogni singolo racconto diventa la tessera di un grande rompicapo (massì, usiamo il termine italiano una volta tanto). Compone infine un affresco a tre dimensioni, reso vivo da dialoghi serrati e personaggi ben orchestrati e profondamente inseriti nel nostro quotidiano. Leggendo i racconti di questa antologia, mi sono chiesto varie volte dove potevo aver visto il ragionier R... oppure il professor O... E che dire di G..., il ragazzo che porta i pacchi a domicilio, o della signora M... del terzo piano? Alcuni li ho trovato perfino fin troppo antipatici, malvestiti, maleodoranti a causa del sigaro toscano sempre in bocca o dell’aria asfittica dell’appartamento in cui vivono. Sono tutti personaggi calati in una realtà concreta, tangibile e riscontrabile ogni santo giorno da ognuno di noi. Eppure... Giri un angolo, apri una porta, trovi qualcosa per terra o in biblioteca ed ecco che si apre l’altra faccia del quotidiano: l’impossibile. Certo, non tutti i racconti sono allo stesso livello. Fabio è un autore di lungo corso, ma perfino lui (come me del resto) non è esente da difetti. Quando la distanza si fa breve e il racconto abbisognerebbe di sintesi, la storia tende a sfumare e la trama si assottiglia per diventare vaga. Rimane la suggestione, ciò che poteva essere e non è stato. Non così nei racconti più lunghi, dove l’autore può spiegare al massimo le sue doti narrative e la sua capacità di ritrarre a tutto tondo i personaggi. Rimango, comunque, della mia personalissima idea che un autore debba sempre essere aiutato dal lettore. Per quanto acerbo e ancora imberbe possa apparirci, l’autore che ha il coraggio e la capacità di farsi proporre da un editore ha pur sempre diritto al giudizio onesto del lettore.

Non temete, comunque, lettori e appassionati di fantastico. Da zero a infinito è un’antologia perfetta per le vostre serate invernali o per i vostri lunghi pomeriggi post natalizi. Vi lascio solo un’ultima raccomandazione. Prima di avventurarvi fra le righe di questo ebook, scendete in cantina e controllate che serrature e lucchetti siano chiusi e debitamente serrati... non si può mai sapere.

Fabio LASTRUCCI, DA ZERO A INFINITO (2016), CS_libri, pp. 172, 2016, prezzo 2,99 €. 


Fabio F. Centamore

mercoledì 21 dicembre 2016

IL CERVO DI HORN CREEK di Sarah K. Castle


Ricordo quando l'ho visto per la prima volta.
Quelli sì che erano bei tempi. Forse i migliori, ma ero giovane allora.
(trad. di Gabriella Gregori)

Quarta di copertina: 
Prima che la radioattività costringesse alla chiusura del Grand Canyon, la giovane guardia forestale, Sue, vide uno strano animale ad Horn Creek, un cervo bizzarro dalle corna contorte e – sebbene Sue non ne fosse certa - delle zanne. Adesso, prossima al pensionamento, sta per compiere il suo ultimo giro di controllo, insieme alla nipote Katy, che spera prenderà il suo posto. Ma Katy non è venuta per visitare sua zia: il suo scopo è immortalare il cervo in un video da dare in pasto agli utenti della Rete. Scritto con grande cura e conoscenza dei meccanismi di adattamento delle specie al mutamento delle condizioni ambientali, il racconto di Sarah K. Castle è un monito per il futuro, condotto attraverso due protagoniste che incarnano il passato e il presente della nostra umanità. Al racconto segue un saggio dell’autrice sui problemi relativi ai cambiamenti ambientali e le conseguenze che ne derivano.



Quando alla guida di una collana di fantascienza c'è un curatore appassionato ed esperto del genere nonché affermato autore, i risultati non possono che essere positivi. E' quello che succede con Future Fiction, serie di letteratura fantascientifica della Mincione Edizioni seguita dall'instancabile Francesco Verso.
Ad essere presentato al pubblico italiano è la volta del  racconto IL CERVO DI HORN CREEK (The Mutant Stag at Horn Creek), scritto nel 2012 da Sarah K. Castle, scienziata e ambientalista originaria dell'Arizona. La preparazione accademica e soprattutto le convinzioni della scrittrice emergono prepotentemente dalle righe del racconto, come anche dall'interessante articolo che conclude il volume, "Tutte le ere finiscono" (All Eras End): l'essere umano non è una divinità ma negli ultimi millenni ha plasmato il pianeta, alterando drasticamente gli ecosistemi che da sempre lo mantengono. E' arrivato quindi il tempo di cambiare atteggiamento nei confronti del nostro mondo, prendere decisioni anche impopolari e mutare il corso degli eventi che, altrimenti, porterebbero quasi certamente all'estinzione dell'intero genere umano e, con esso, di buona parte delle creature viventi della Terra. Non siamo lontani dai concetti esposti da Jared Diamond nel monumentale saggio "Collasso. Come le società scelgono di morire o vivere" (Collapse. How Societies Choose to Fail or Succeed, 2005).
In quest'ottica va visto lo scontro, non solo generazionale, tra Sue, anziana e saggia guardia forestale, e la nipote Katy, ragazza tanto moderna e aggressiva quanto sprovveduta, vera e propria incarnazione della società consumistica contemporanea.
Una storia pensata per far riflettere e la Castle riesce benissimo nel suo intento, aiutata anche da una traduzione italiana attenta e scorrevole, come si può facilmente verificare dal testo originale dell'opera che apre il volume.

Chi fosse interessato a saperne di più su Sarah K. Castle, scrittrice di fantascienza dal 2007, può visitare il sito: http://www.skcastle.com/.
  

Sarah K. CASTLE, IL CERVO DI HORN CREEK (The Mutant Stag at Horn Creek, 2012), trad. di Gabriella Gregori, Mincione Edizioni, collana Future Fiction, pp. 155, 2016, prezzo 7,00 €. 
Stefano Sacchini

martedì 20 dicembre 2016

CRONACHE DI UN SOLE LONTANO 11

 
Nel maggio 2013 nasceva, su iniziativa dell'amico Sandro Pergameno, il blog collettivo CRONACHE DI UN SOLE LONTANO. Da lì a breve la grande quantità di materiale raccolto, prevalentemente recensioni, avrebbe dato vita all'omonimo web-magazine. La rivista arriva ora alla sua undicesima incarnazione, dodicesima se si considera il numero zero, sempre gratuita nel download (sebbene sia possibile acquistare pure copia cartacea) e sempre ricca di sorprese. Se in passato gli articoli hanno rivestito i panni del leone, gli ultimi numeri hanno dato la precedenza all'illustrazione e alla narrativa. La sperimentazione non si ferma e il racconto monopolizza anche l'ultimo numero, curato graficamente dall'inesauribile Tiziano Cremonini e da una sua giovane collaboratrice
Tra gli scrittori presenti s'incontrano frequentazioni abituali del SOLE LONTANO: tali sono la talentuosa Artemisia Birch, l'esuberante Fabio F. Centamore o il poliedrico Umberto Rossi. Non mancano però nomi che sono il fiore all'occhiello di altre realtà editoriali, come Fabio Mundadori, Giampietro Stocco e Dario Tonani. Da segnalare altresì la presenza di personalità note soprattutto per la loro attività di curatore, ma che sanno deliziare il lettore con straordinarie composizioni. Mi riferisco a Emanuele Delmiglio e Silvio Sosio, infaticabili promotori della buona letteratura nel nostro paese.
Se il periodo di vacanze natalizie è ideale per dedicarsi alla lettura rilassante, tra un'abbuffata e una tombolata, questo numero di CRONACHE DI UN SOLE LONTANO può diventare l'occasione per addentrarsi nei meandri arzigogolati del fantastico nostrano. Ciò che emerge dalla lettura di questi racconti, diversi gli uni dagli altri ma accomunati da una scrittura di alta qualità, sono proprio le influenze che vanno per la maggiore di questi tempi nel mondo del fantastico e in particolare della fantascienza italiana: al lettore il piacere di scoprirle. Da segnalare infine che diverse di queste composizioni, come quelle firmate Birch, Centamore, Rossi, Stocco e Tonani, sono assolute novità che gli autori hanno gentilmente offerto al web-magazine.
Ricordando che recensioni, profili di autori e articoli di approfondimento torneranno in futuro, non resta che augurare buona lettura e buon divertimento.

Da gennaio 2017 sarà possibile prenotare la copia cartacea. Per info: unsolelontano@gmail.com

mercoledì 30 novembre 2016

MICHELE E L'ALIANTE SCOMPARSO di Maurizio Cometto


Lui non sapeva cosa avrebbe trovato in fondo alla voragine, avrebbe anche potuto perdersi per sempre. Era difficile lasciarsi andare, perché l'ignoto fa paura e lui era soltanto un bambino partito alla ricerca del suo aereo.

Presentazione Delos:
Un aliante giocattolo che sparisce in mezzo al cielo. Il richiamo di un rapace proveniente da un'altra dimensione. Pianti di bambini che si odono in fondo a una voragine dentro uno sgabuzzino. Cosa lega tutti questi fenomeni?
Solo la signora Lena lo sa. Lei vive nel retrobottega della sua ferramenta, e attraverso la tenda di perline spia la vita di Vallascosa. Conosce tutti i segreti del paese, molti dei quali riguardano proprio quel bambino, Michele.
Perché forse sarà lui a liberare Vallascosa dalla maledizione della “muta”, l'inquietante trasformazione a cui sono condannati tutti i bambini.
Un avvincente romanzo di formazione, dall’ambientazione tanto familiare quanto misteriosa.

Il romanzo di formazione, tanto popolare nella letteratura anglosassone, non può non riscuotere successo anche in Italia se a rappresentarlo sono titoli di qualità come MICHELE E L'ALIANTE SCOMPARSO, del piemontese Maurizio Cometto, già autore di storie horror e fantastiche.
In un paesino di una valle del cuneese, da generazioni un misterioso rito, la "muta", segna il passaggio all'età adulta dei ragazzi (e più raramente delle ragazze) di circa dodici anni. Il protagonista, un bambino senza doti particolari ma con una realtà familiare difficile, si ritrova coinvolto in una storia che diventa sempre più ingarbugliata e ingestibile, se non fosse per il provvidenziale l'intervento dell'enigmatica signora Lena.
La storia, scritta con lo stile raffinato e scorrevole che ben conosce chi ha già letto le opere di Cometto, può essere apprezzata sia da un lettore giovane, per il quale sarà naturale l'immedesimazione con Michele, sia da un pubblico più maturo, almeno dal punto di vista letterario, il cui immaginario verrà solleticato da numerose suggestioni, dal ciclo di "Queste Oscure Materie" di Philip Pullman alle avventure della piccola "Momo", firmate Michael Ende. I dialoghi sono arricchiti da numerose forme dialettali che però non rallentano la lettura, bensì aiutano a caratterizzare ulteriormente i personaggi.
Il principale messaggio che emerge nel corso della trama è il rifiuto del mondo patriarcale degli adulti quando questo viene imposto con la forza, pena vivere solo per lavorare e per stordirsi col vino, e un invito aperto a non affrettare i tempi della propria maturazione e a indugiare nel gioco, anche come mezzo per scoprire i problemi del mondo reale.
Se a tratti MICHELE E L'ALIANTE SCOMPARSO può apparire come un romanzo cupo e angoscioso, in realtà è un'opera che, oltre a costituire uno dei punti più alti della letteratura fantastica italiana dell'ultimo decennio, trabocca di speranza nel futuro, di passione per la vita e di umanità.
Il finale, aperto, annuncia un seguito che chi scrive aspetta con molta curiosità.

Maurizio COMETTO, MICHELE E L'ALIANTE SCOMPARSO, Delos Digital, collana Odissea Digital Fantascienza, pubblicazione digitale, 2016, prezzo ebook 3,99 €.

Stefano Sacchini


martedì 22 novembre 2016

CIBOLA BURN - LA CURA di James S.A. Corey

 
Bobbie pensò che era stupefacente la rapidità con cui l'umanità poteva passare dal 'Quale intelligenza inimmaginabile può aver creato queste sconvolgenti meraviglie?' al 'Ecco, visto che non sono qui, posso prendermi le loro cose?' 
(trad. di Annarita Guarnieri)

Seconda di copertina: 
Quando i portali che collegano a mondi lontani sono stati aperti e la via per la colonizzazione della nuova frontiera tracciata, orizzonti luminosi si sono spalancati di fronte all’umanità, portatori di conoscenza e benessere. Eppure qualcosa sembra non essere andato per il verso giusto. Ilus, il primo pianeta della nuova frontiera a essere colonizzato dagli umani, è sconvolto dalla violenza. I coloni lottano per affrancarsi da un potere dispotico e soverchiante, che reprime nel sangue ogni anelito di indipendenza e stronca ogni progetto di creazione di un mondo veramente nuovo, sintesi di umano e alieno. James Holden e il suo equipaggio vengono spediti a bordo della Rocinante nel bel mezzo della rivolta. La loro è una missione impossibile: trovare uno spiraglio di pace tra tanta violenza e restituire ordine a un caos che ormai sembra inarrestabile, perché da esso nasce il morbo, la pestilenza che minaccia l’universo e che sta uccidendo, insieme agli uomini, il sogno di civilizzazione fin lì intrapreso.

Non è facile imbattersi in una serie di fantascienza il cui quarto capitolo sia ancora avvincente come gli episodi precedenti. Con The Expanse, Daniel Abraham e Ty Franck - alias James S.A. Corey - hanno fatto sinora un lavoro pregevole.
In CIBOLA BURN – LA CURA (Cibola Burn, 2014) lo stile continua a essere scorrevole, scanzonato e serio assieme, perfettamente reso dalla traduzione di Annarita Guarnieri che si è sostituita, in corsa, al pur bravo Stefano A. Cresti. I colpi di scena si susseguono sino alla fine del corposo volume, contribuendo a mantenere la tensione nella trama ad alti livelli. Soprattutto la galleria di personaggi si conferma interessante: al cast fisso, formato dal capitano Holden e dall'equipaggio della Rocinante, si affiancano vecchie e nuove comparse, più o meno simpatiche ma ciascuna con un proprio bagaglio di vizi e virtù, che contribuiscono ad arricchire il quadro generale. Quadro che, a dimostrazione dell'abilità del duo di scrittori statunitensi, si allontana dalla consueta ambientazione un po' claustrofobica fatta di astronavi e stazioni spaziali per spostarsi sulla superficie di un pianeta alieno, lontano migliaia di anni-luce dal sistema solare, il cui ecosistema, come scoprirà il lettore, riserverà molte sorprese ai protagonisti. 
Space Opera di ottimo livello, divertente e intelligente, che non poteva non dare vita a una serie televisiva, di uguale successo. Un plauso infine alla casa editrice Fanucci che, sostenuta dalle vendite, sta facendo uscire in Italia "Nemesis Game" (2015), quinto volume del ciclo, mentre negli USA è imminente la pubblicazione del sesto episodio, "Babylon's Ashes". Buona lettura a tutti gli appassionati di fantascienza avventurosa.

James S.A. COREY, CIBOLA BURN – LA CURA (Cibola Burn, 2014), trad. di Annarita Guarnieri, Fanucci, collana Narrativa, pp. 605, 2016, prezzo 19,00 € (ebook 4,99 €).

Stefano Sacchini


giovedì 10 novembre 2016

EVERMEN. L'INCANTATRICE di James Maxwell

Nato in Nuova Zelanda e tuttora residente a Londra, James Maxwell è prolifico autore di libri fantasy. Appassionato di viaggi e terre lontane, è stato proprio mentre si trovava in Thailandia che ha dato vita a “L’Incantatrice” (Fanucci editore, 2016), il primo di quattro titoli della Saga internazionale che l’ha fatto conoscere al grande pubblico e che lo ha consacrato autore apprezzato in tutto il mondo.
I protagonisti della Saga sono Ella e Miro, due orfani di umili origini che desiderano fare qualcosa per il loro mondo, salvarlo dalle forze oscure che lo minacciano. Per questo motivo, Miro vuole diventare un importante guerriero di spada ed Ella andare a studiare all’Accademia degli Incantatori. Tuttavia, l’Accademia costa molto e occorre una raccomandazione da persone altolocate, cosa assai improbabile per la fanciulla. Così Ella comincia a vendere fiori e a studiare tutto ciò che può nel tempo libero. Quando il fratello parte per il fronte, nella sua vita entra un personaggio misterioso, Killian, un uomo che nasconde segreti da cui dipende il destino delle loro terre.
“L’Incantatrice” inaugura una Saga fantasy epica, un mondo in cui la magia è un fattore dominante, quotidiano, ma non un dono innato o retaggio di pochi individui dai poteri straordinari: è infatti un Sapere da apprendere e da studiare, a patto che si abbiano soldi e conoscenze importanti che possano agire da garanti per il futuro apprendista. Segnati con simboli e rune attraverso l’Essenza e attivati dalla Voce di un Incantatore, anche oggetti inanimati e anonimi possono diventare mezzi portentosi di salvezza e trasformazione di aspetti spiacevoli della realtà: “Ohr-ahn. Tal-ihn. Tal-seh. Sussurrò. Mentre Katherine parlava, l’oggetto prese vita. Apparvero colori sgargianti, e un suono, come di migliaia di uccelli stridenti, si propagò per tutto il mercato. Le guardie si coprirono le orecchie con le mani, facendo smorfie di dolore. Ci fu una grande ressa, i compratori cercavano di scappare da quella cacofonia.”
Ed è proprio l’Essenza a permettere i sortilegi: una sostanza magica vitale per la terra di Merralya; fatale al tatto, deve venire diluita e controllata dalla parola per poter essere usata senza conseguenze nefaste: “Ella non poteva credere ai propri occhi. Non aveva mai visto tanta essenza in un posto solo, né ne aveva mai sentito parlare. E adesso era lì, in una semplice fiaschetta d’acqua, abbastanza essenza da incantare un centinaio di armature di seta!”. Il concetto di sortilegio è quindi qualcosa di concreto, diretto e immediato. Ne deriva una grande naturalezza dell’elemento magico in tutto il corso del libro: è anch’esso una “macchia di essenza” che regala alla narrazione una particolare attrattiva, fatta di un piacevole miscuglio tra ordinario e straordinario, reale e irreale, semplice e complesso. La magia è evocativa come una parola e accessibile come un oggetto quotidiano, una sapienza che si può trovare nelle pagine di un libro alla portata di tutti. È a disposizione di ogni uomo. Allo stesso modo, tutta la struttura narrativa è basata sul reale: tutto avviene sul piano del visibile. Merralya è un luogo fantastico dove personaggi veri possono vivere tranquillamente, dove c’è spazio per l’assurdo se analizzato con sguardo metafisico, tenendo un occhio sul possibile e uno sull’improbabile, mettendo a fuoco così un mondo naturale dove il tempo è sempre quello presente.
Lo stile è semplice ma non banale, raffinato ma non lezioso, molto scorrevole, pieno, ma non pomposo.  L’uso della parola è ricercato, la storia ben intrecciata, interessante, ricca di avvenimenti e mai prevedibile. La struttura è leggera e ben congeniata.
I protagonisti hanno grandi qualità pur non essendo degli “eletti” e i loro punti di vista sono chiari e riconoscibili; la storia risulta così ben bilanciata, così come l’alternanza tra azione e descrizioni. La narrazione è fluida e scorrevole, non ci sono tempi morti e il lettore può avere un’ampia visione di ciò che succede, riuscendo ad intuire i vari stati d’animo che muovono i personaggi.
A mio parere l’elemento sentimentale non dà sufficiente sapore alla lettura. Poteva essere reso più carico, più coinvolgente e più significativo, senza naturalmente cadere nello sdolcinato e nel mediocre; c’è, ma è profumo che non impregna, vento che soffia ma non travolge.
Sebbene non ci sia spazio per l’estremo, passioni violente, sensazioni ed emozioni sconvolgenti, stereotipi limite, situazioni che frastornano l’animo, “L’incantatrice” trascina e attrae, suggestiona e affascina, sparge essenza fatata nella mente del lettore e lo accende con la voce allettante della magia.

Titolo: Evermen – L’incantatrice
Autore: James Maxwell
Editore: Fanucci editore
Collana: Collezione immaginario fantasy
Anno pubblicazione: 2016
Pagine: pagg. 566 versione cartacea
Prezzo: cartaceo  €9,90 (Ebook  €4,99)

Artemisia Birch


mercoledì 9 novembre 2016

LA SPADA, IL CUORE, LO ZAFFIRO. RACCONTI FANTASY di Antonella Mecenero

Il Leylord era tornato nel Sal.
Quando due anni prima era uscito da quello stesso palazzo, Amrod era il giovane che per la prima volta seguiva il padre in viaggio. Quel giorno vi aveva fatto ritorno da legittimo sovrano, passando per le vie della capitale sotto una pioggia di petali di fiori. In mezzo vi erano state morte e guerra, ma aveva vinto ed era tornato a casa. 
(da Come tela di ragno)

L'antologia curata dall'associazione RiLL e dedicata ad Antonella Mecenero è un esempio di come non sia necessario guardare lontano da casa per trovare una scrittura di qualità a supporto di storie interessanti e mai banali. Definire questo libro di genere fantasy è forse riduttivo. I primi sei racconti spaziano dalla favola al soprannaturale, passando per il fantastico che sfugge a ogni etichetta. I racconti conclusivi rientrano invece a pieno titolo nel fantasy tradizionale: quattro storie ambientate nello stesso universo – le terre del Leynlared - e che oltre ad un pizzico di magia hanno in comune, in tre casi, un protagonista fedele agli stilemi in voga oggi in questo ambito letterario, ovvero un personaggio tormentato e ricco di sfaccettature, il medesimo ritratto nella bella copertina di Valeria De Caterini.
Stile scorrevole, idee semplici ma originali e suggestioni che richiamano Ursula K. Le Guin e Marion Zimmer Bradley (influenze riconosciute dalla Mecenero nell'intervista che chiude il volume): questi gli elementi che fanno scoprire al lettore una talentuosa scrittrice, piemontese di nascita, già autrice di racconti e romanzi gialli e "sherlockiani", e fanno sperare di vedere la sua firma anche su un'opera fantasy di più ampio respiro, magari un romanzo che riprenda personaggi e ambientazione del Leynlared.

Chi fosse interessato ad approfondire l'opera e gli interessi di Antonella Mecenero può visitarne l'interessante blog Inchiostro, fusa e draghi.

Antonella MECENERO, LA SPADA, IL CUORE, LO ZAFFIRO, edizioni Wild Boar (a cura dell'associazione RiLL – Riflessi di luce lunare), collana Memorie del Futuro, 140 pp., 2016, prezzo 10,00 €. 

Stefano Sacchini


giovedì 3 novembre 2016

IN FONDO AL TUNNEL di John Skipp e Craig Spector

Una serie di omicidi tinge di rosso i tunnel della metropolitana di New York. Crimini efferati, che sfuggono a ogni tentativo di comprensione: nessun movente, nessuna logica, nessuna pista da seguire. I giornali, impegnati a diffondere il terrore nella città con i loro titoli tetri e altisonanti, parlano di un feroce serial killer. La polizia, al lavoro per scongiurare altre morti, non può permettere che la città cada in preda a un isterismo di massa. 
Sono in pochi a conoscere la verità, una storia di terrore e morte scritta con il sangue. Rudy, un artista punk, svanisce nei tunnel della metropolitana, in una notte in cui qualcuno – o qualcosa – lo trascina nelle tenebre. Ora è tornato, ma qualcosa in lui è cambiato. A guidarlo è una rabbia inestinguibile e un desiderio di sangue e vendetta che nessuno sembra in grado di fermare, e che si diffonde come un’epidemia. Chi avrà il coraggio di scendere in quell’oscurità senza ritorno, in quella dimora avvolta dalle tenebre senza fine, dove tutto ciò che è umano sembra non avere più possibilità di esistere?
Un viaggio inquietante e adrenalinico, che attraversa i cunicoli del terrore più oscuro, per rivelare la faccia antica e ancestrale delle nostre paure. 

“Un romanzo che renderà reali i vostri peggiori incubi.” - George A. Romero 
“Grazie alla sua prosa energica, aggressiva, In fondo al tunnel è uno dei capolavori del genere vampiresco.” - Dead Central 
“In fondo al tunnel è tanto crudo da essere vero, palpabile.” - Roar Magazine

Nel panorama dei romanzi horror ho trovato in libreria IN FONDO AL TUNNEL (The Light at the End, 1986), edito dalla Fanucci, la cui quarta di copertina mi ha attirato notevolmente: serie di omicidi… serial killer… artista punk (!)… desiderio di sangue e vendetta… una incredibile quantità di elementi a suo favore.
Non conoscevo gli autori quindi, come accaduto in passato, ho letto senza nessun pregiudizio (positivo o negativo).  Mi sono lasciato trasportare dalla storia e dalla scrittura, che è risultata scorrevole, fluida, abile nella descrizione dei luoghi e dei personaggi, che sono svariati.
Il romanzo è ambientato nell’America degli anni Ottanta, a New York. Tutto ha inizio all’interno di una metropolitana, di notte, quando nei vagoni vengono brutalmente uccisi tutti i passeggeri, tranne l’autista che, rimasto scioccato, diventa un semivegetale, e un vecchio, che nel corso della storia diverrà uno dei personaggi principali. Da questo episodio partono eventi sanguinolenti, alcune volte splatter: un crescendo di omicidi che porterà Joseph Hunter, corriere per una società di consegne, a decidere di mettersi alla caccia del misterioso serial killer, desideroso di sangue. Con lui, mano a mano che la storia va avanti, si aggregheranno altre persone, tutte “toccate” e coinvolte da questa iniziale figura oscura (molto ben caratterizzata!) che si aggira nelle zone più buie di New York.
Durante la narrazione ci sono alcuni cambi di scena e di punti di vista, gli autori fanno parlare diversi personaggi, ognuno dei quali racconta e descrive cosa vede, vive e prova con i propri occhi, un modo per rendere ancora più adrenalinica la storia e più difficile staccarsi dalla pagina.
Una cosa da rimarcare è che, per come è stato scritto (l’intervento di un personaggio in particolare), si ha l'impressione che gli autori avessero l’idea di un seguito, che però non ha ancora visto la luce.
La sensazione che permea tutto il romanzo è di un forte degrado, di un lato oscuro della società americana, dove i ragazzi si drogano e si prostituiscono, con strade e locali bui, tenebrosi, sporchi; gli autori usano ciò come pretesto narrativo per lanciare un messaggio su quello che era l’America negli anni '70 e '80: si ricordi come nel 1975 New York rischiò persino la bancarotta. Fu un'epoca dove si avvertì il calo delle rendite a causa del trasferimento verso ovest di molte aziende, con una forte crescita della disoccupazione e delle richieste di aiuti sociali. La Grande Mela subì il colpo, e gli autori sono stati abili nel riportare nel romanzo l’ambiente che si viveva allora.
Come appassionato del genere, in passato ho letto – ovviamente - romanzi con tema vampiri, da le Notti di Salem di King (1975) alla trilogia di Guillermo Del Toro e Chuck Hogan (La Progenie, La caduta e Notte eterna), da Io sono leggenda di Matheson (1954) a Intervista col vampiro, di Anne Rice (1976). Ognuno di questi romanzi è diverso dall’altro: si va dal genere soft, romantico, e con temi LGBT  di Intervista col vampiro (notare il richiamo a Parigi, evidentemente una città particolare e affascinante per i vampiri, citata anche ne IN FONDO AL TUNNEL), all’azione della trilogia della coppia Del Toro-Hogan passando per Io sono leggenda, romanzo dove il rapporto numerico tra l’uomo e il vampiro si inverte, con il protagonista che diventa preda fino a quando, divenuto cacciatore, non realizza che la sua condizione di ultimo essere umano potrebbe non essere vera. IN FONDO AL TUNNEL è un romanzo ricco d'azione, d’impatto splatter (gli autori sono stati i capostipiti dello splatterpunk), dark, e sicuramente sarà apprezzato dagli amanti del genere, da chi cerca in un libro pathos, azione e coinvolgimento, ma anche un “poco” di sangue.

Scrittori e sceneggiatori, John Skipp e Craig Spector sono i fondatori del movimento splatterpunk. Promotori di uno stile di scrittura modellato sull’iperrealismo del cinema horror americano degli anni Ottanta e Novanta, insieme hanno pubblicato numerosi romanzi di genere horror e fantasy. Con In fondo al tunnel, romanzo manifesto del loro stile, entrano nel catalogo Fanucci Editore.
Genere: Fantascienza horror
Collana: Collana Narrativa
Anno: 2016
Pagine: 416
Traduttore: Maria Barbero Piccioli
Marchio editoriale: Fanucci Editore

Andrea Di Carlo

mercoledì 2 novembre 2016

MASSIMO MONGAI - Un fabbricante di universi all'ombra del Colosseo

"Da supervisor dell'alimentazione umana non posso tollerare la fame altrui" era solito dire Rodolfo Turturro "ma onestamente, da cuoco, quale sono e fui, tollero ancor meno l'altrui cattivo gusto, o l'altrui insipienza a tavola".
(da Memorie di un cuoco d'astronave, Urania n.1320)

Nato a Roma il 3 novembre 1950, Massimo Mongai cresce e matura seguendo una dieta onnivora che include non solo fantascienza ma anche Balzac, Freud, Rex Stout, Camilleri ecc. oltre a una valanga di fumetti che spaziano dal Paperino di Carl Banks a Tex Willer passando per Linus e Mafalda.
Nel campo fantascientifico, gli autori preferiti sono Isaac Asimov, Poul Anderson, Jack Vance, Alfred Van Vogt ma soprattutto, e lui non si stancherà mai di ripeterlo, Philip J. Farmer.
Una laurea in giurisprudenza e varie esperienze lavorative, fra cui copywriter, non ostacolano la sua passione per la scrittura. Nel 1997 il romanzo Memorie di un cuoco d'astronave vince il Premio Urania: una divertente storia che, oltre a raccontare le avventure su un'astronave del giovane aiuto-cuoco Rudy "Basilico" Turturro, si può leggere anche come originalissimo manuale di cucina. Il romanzo, nelle sue due edizioni (la seconda è del 2000), vende circa ventisettemila copie, piazzandosi fra i primi posti nelle vendite di sempre della fantascienza italiana.

Il romanzo è stato altresì realizzato in forma di riduzione radiofonica per Rai Radio2 nel 2001, su riscrittura elaborata dall'autore stesso.
Nel 1999 vede la luce il suo secondo romanzo di fantascienza, Il gioco degli immortali. Ricco d'invenzioni e d'avventura, Il gioco è un omaggio alle opere di Farmer, in primis il Ciclo del Mondo del Fiume. Il protagonista è un romano di oggi di cui non è mai svelato il nome. Dopo un incidente in moto, viene catapultato su un pianeta che ricorda il Big Planet di Vance. In una cornice esotica e colorata, si ritrova usato da una razza aliena come pedina di un gioco misterioso, che vede un gruppo di umani semi-immortali, fra cui lo stesso protagonista, alle prese con l'ostilità di un intero mondo.
Con il nuovo millennio continua la produzione fantascientifica di Mongai, sempre all'insegna dell'originalità: innanzitutto va segnalato Memorie di un cuoco di un bordello spaziale (2003), atteso seguito delle prime Memorie di Turturro. Al divertente Alienati (2005), in cui il protagonista è un esperto di malattie mentali di razze aliene, si affianca "Il fascio sulle stelle" di Benito Mussolini (sempre del 2005), antologia che raccoglie i racconti di fantascienza scritti da Benito Mussolini. Infatti, in un universo alternativo Mussolini, analogamente all'Adolf Hitler ucronico di Norman Spinrad, invece di dedicarsi alla politica è emigrato negli Stati Uniti e si è consacrato alla composizione letteraria. Seguono un gran numero di racconti, che vanno ad arricchire varie antologie, ultima delle quali è Psicopatologia sessuale di una prostituta cyborg, e altre storie del 2013.

Ma oltre ad essere scrittore di fantascienza, l'instancabile Mongai non disdegna il giallo (imperdibili le storie del barbone etiope Ras Tafari Diredawa), si cimenta con la saggistica, collabora con premi letterari (tipo Solinas e RiLL) nonché con Rai Radio2. E proprio per non farsi mancare niente, scrive su varie riviste, cartacee e digitali, fra cui Il Falcone Maltese, bimestrale dedicato al giallo e al noir. Importante anche il suo contributo dato agli e-magazine (fanta)scientifici Nigra Latebra e Il Tredicesimo Cavaliere oltre a quelli degli autori gialli romani RomaGialloFactory e Delitto Capitale.
Prendendo in contropiede amici e ammiratori, scompare il primo novembre 2016.

Concludo questa breve e niente affatto esaustiva nota biografica con la sua risposta ad una mia domanda relativa ai consigli da dare agli aspiranti scrittori:

... la migliore scuola di scrittura è sempre la lettura, soprattutto nel genere! Se hai letto 10 libri di FS non hai letto niente. Se ne hai letto 100 cominciamo a ragionare. Non fosse altro per sapere chi ha già scritto quello che stai scrivendo tu! Essere originali nella letteratura di genere non è solo difficilissimo è anche controproducente. Forse il critico cercherà l'originalità di trama e stile, il lettore molto meno: il lettore vero, quello che legge molto genere, vuole ripetizioni, luoghi comuni, un ambiente noto. Se no, non ti compra ed ha SEMPRE ragione lui. C'è spazio per l'originalità di trame e stile, ma a lunghi periodi e solo se realmente modificata da cambiamenti reali nella società (vedi i computer che da essere grandi quanto un palazzo passano ad essere personal; vedi Internet, tutte cose NON previste dalla fantascienza, prima accadute nella realtà e poi raccontate nella FS).

 
Ciao Massimo

Stefano Sacchini