sabato 29 aprile 2017

DINOSAURIA a cura di Lorenzo Crescentini

«Di cosa parla Dinosauria? Di dinosauri, ovviamente. Potrei dirvi di più e anticiparvi che tra le pagine si nascondono edmontosauri, velociraptor, carnotauri, che si parla di viaggi nel tempo, di incredibili ritrovamenti fossili e mutazioni genetiche mai viste prima. Potrei dire questo e tanto altro, ma non sarebbe sufficiente. La verità è che questi racconti parlano anche di qualcosa di molto più vicino: parlano di noi». (Dall'Introduzione di Lorenzo Crescentini). Esplorazioni e variazioni su un mistero che non smette di affascinare: una raccolta tutta dedicata ai dinosauri firmata da sei autori di spicco della letteratura fantastica e impreziosita dalle illustrazioni del "paleo artista" Marzio Mereggia.

Nel corso degli anni, chi scrive ha letto diverse antologie di racconti fantascientifici italiani. In ogni raccolta ha incontrato storie indimenticabili, non solo nel senso positivo, e ha avuto l'occasione di sfiorare le alte vette del genere fantastico… ma anche di sprofondare negli abissi della scipitezza letteraria.
Con uno stato d'animo quanto mai disilluso, il sottoscritto si è quindi accinto alla lettura di DINOSAURIA, sei racconti con due elementi in comune: in primis i dinosauri e, come specifica nell'introduzione il curatore Lorenzo Crescentini, la famiglia, nell'accezione più ampia del termine.
La sorpresa non è stata trovare storie scritte e raccontate bene, cosa (quasi) scontata visto il curriculum dei partecipanti, quanto di scoprire l'originalità in tutte le trame, una caratteristica che non sempre si riscontra nella fantascienza nostrana.
"Sauropatia" di Davide Camparsi affronta il delicato tema della diversità: la capacità dell'autore di esternare le varie personalità è eccezionale, tanto che il lettore percepisce il senso di profonda solitudine e la sofferenza con cui i protagonisti convivono dall'infanzia.
Non meno efficace nella presentazione dei personaggi è "Pranzo di Natale". Stefano Paparozzi in venti pagine, intense e sostanzialmente prive di dialoghi tradizionali, innalza una complessa impalcatura di relazioni familiari, drammatiche e credibili. Grazie all'elemento fantastico inserito abilmente nella trama, i pranzi in famiglia non saranno più visti sotto la stessa luce.
Più squisitamente fantascientifico è invece "Tempo d'estinzione" di Yuri Abietti. Nel contesto tradizionale del viaggio temporale, l'autore torinese sviluppa una storia niente affatto banale, ricca di suspance, che ha nel finale il momento culminante.
Chi scrive in passato ha spesso guardato con diffidenza gli scrittori nostrani che ambientavano le proprie trame negli Stati Uniti. Con "Elias Goodwin, l'ultimo cacciatore di dinosauri" si è dovuto ricredere. Davide Schito ha scritto una storia che non solo sembra uscita dalla penna di Joe R. Lansdale, ma riesce a commuovere, in alcuni toccanti passaggi.
Altrettanto emozionante è "SETI", firmato Andrea Viscusi: un racconto potente, coinvolgente che potrebbe evolvere in un romanzo vero e proprio, per il gran numero di spunti e tematiche presenti.
Per ultimo "Strappo". La storia di Roberto Bommarito apre DINOSAURIA ed è l'unica che si allontana dal genere fantascientifico, avvicinandosi ai territori assurdi della Bizarro Fiction. Il vero protagonista è però la crudeltà, che si concretizza in una pugnalata feroce e impietosa all'ignaro lettore.
I sei racconti saranno apprezzati dall'appassionato di fantascienza alla ricerca dell'originalità, e soprattutto da parte di chi volesse avvicinarsi a un universo letterario, quello incentrato sui dinosauri, lontano sia dalle note saghe ucroniche, come quella degli Yilanè di Harry Harrison, sia dalle versioni cinematografiche, più o meno sanguinolente. Una sola anticipazione: in DINOSAURIA non incontrerete il tipico rettile hollywoodiano, tutto zanne e artigli, con una sola, significativa eccezione. Il volume è infine arricchito dalle affascinanti illustrazioni paleontologiche di Marzio Mereggia, artista tanto giovane quanto talentuoso.
Buona lettura quindi e un ringraziamento al curatore e agli scrittori per l'ottimo lavoro svolto.
 
AA.VV. DINOSAURIA, a cura di Lorenzo Crescentini, Edizioni Pendragon, 159 pp., 2016, prezzo 14,00 €.

Stefano Sacchini

martedì 25 aprile 2017

IL RISVEGLIO DEL JUGGERNAUT - IRONBOUND libro II di Marc Welder

Incipit
L’Hellfire, La Taverna dei Diavoli, è piena e la gente in trepida attesa del Trea$ure sui maxischermi. Nel reality, quattro concorrenti si sfideranno in una caccia al tesoro urbana, violenta e senza pietà.

Il risveglio del Juggernaut è il secondo capitolo della serie Ironbound e, come il precedente, è una lettura appassionante e coinvolgente.
Mentre il primo libro aveva come protagonista Ryan Warner e la trama era descritta dal suo punto di vista, questo capitolo ha come personaggio principale Soul, ex wrestler e amico di Ryan. Il racconto parte da un episodio descritto nel primo romanzo, ma questa volta è Soul a narrare la vicenda. Ognuno dei quattro capitoli che compone Ironbound ha infatti un protagonista differente, che si “affaccia” nel capitolo precedente.

E io, invece, tutti i giorni sbatto la faccia contro gli orrori di questo mondo e capisco che, fino ad oggi, lo Stato è degradato nello schifo: in un regime sempre più forte, autoritario come può esserlo un Dio; qualcosa che continua a dissanguare; un vestito consumato e dal tanfo stantio, che attende solo di essere dismesso.

Saputo che l’amico Ryan è scomparso, lo "Juggernaut" inizia a indagare, addentrandosi sempre più nei pericoli di una città violenta, gestita da poliziotti corrotti, perfetti cani da guardia (e da combattimento) di politici e affini.

La Città eterna è stata spazzata via con la Terza Guerra, insieme al resto d’Italia, e sulle sue  ceneri hanno eretto quel putrescente conglomerato urbano di Megatropolis, la capitale dell’odio. Quella che per protesta gli attivisti del Movimento per la Rinascita hanno ribattezzato Babel, la città dell’incomprensione.

Mano a mano che le indagini vanno avanti, Soul si trova davanti ad un bivio che può cambiagli la vita: seguire o meno Gareth Malmore, il leader politico del Movimento per la Rinascita, che lo vorrebbe mettere a capo del gruppo rivoluzionario il cui intento è rovesciare lo Stato governato dal Burattinaio. Questo perché Gareth lo considera come la persona ideale su cui incentrare l'insurrezione, colpito non solo dal carisma ma anche dal fatto che Soul abbia già compiuto un coraggioso salto della barricata: da polizotto ad attivista. A complicare la scelta c’è la figlia di Soul, attivista a sua volta, e la moglie, in rotta con lui per le sue scelte.

... A volte ho l’impressione che la mia vita sia stata un lungo addestramento per qualcosa che deve ancora avvenire.

La bravura di Marc Welder si rivela nei dialoghi, nella descrizione dei personaggi, nella capacità di creare un futuro distopico e credibie, dal forte sapore retrò grazie ai richiami al genere hard boiled (alla Dashiell Hammett). C’è inoltre il divertimento nel cercare le innumerevoli citazioni sparse nel testo; riporto quelle che io ho trovato (o che ho creduto tali):
Platone: mito della caverna,
George Orwell: L’ignoranza è forza; Se vuoi un’immagine del futuro, immagina uno stivale che calpesta un volto umano (cit. 1984).
George Orwell: La fattoria degli animali.
Colin Ward: Anarchia come organizzazione.
L. Frank Baum; Il meraviglioso mago di OZ.
Philip K. Dick: Il cacciatore di androidi (ovvero Ma gli androidi sognano pecore elettriche).
Victor Hugo: L’uomo che ride.
Stephen King: L’uomo in fuga.
Non mancano poi gli omaggi al mondo del wrestling: big boot, chokeslam.

Consigliato a coloro che hanno già letto il primo capitolo (a chi non lo ha fatto suggerisco di recuperarlo), agli appassionati di fantascienza, a chi volesse godersi una lettura originale e avvincente, a chi scrive (o desidera scrivere) così da studiarne lo stile.

Bio:
Marc Welder nasce a Taranto, forgiato negli alti forni dell’ILVA dai resti di un ragazzo qualunque.
Dopo essersi laureato come storico dell’editoria, da alcuni anni è diventato l’editore di se stesso, affidandosi a professionisti del settore come l’illustratore Riccardo Iacono della Electric Sheep Comics e l’editor Giammarco Raponi, già curatore di due Premio Urania per Francesco Verso.
Ama autori come Ellroy, Dick, Evangelisti, Barker, King, Moore, Gaiman, Ennis, Miller, così come registi quali Carpenter, Cronenberg, Polanski, De Palma e tanti altri.
Appassionato di Noir, Horror e Fantascienza, ha l’onore di recensire film e romanzi per il blog 
Cronache di un Sole Lontano diretto dall’illustre Sandro Pergameno, ex curatore di Fanucci e Editrice Nord.
Inoltre, ascolta spesso colonne sonore e musica Rock, Metal e Industial che recensisce per la webzine
Rock & Metal in My Blood.
Oltre alla scrittura, si diletta nella cucina, nella bibliofilia, nelle sculture in filo spinato e coltiva una personale predilezione per la saggistica newage.

I suoi romanzi, in formato digitale, si possono acquistare negli store on-line come Amazon, IBS, ecc.

Andrea Di Carlo

mercoledì 12 aprile 2017

ALGHE MORTALI di Stanley G. Weinbaum & Ralph M. Farley


Raggiunti gli alloggiamenti dell'ammiraglio, Lister andò subito al punto. – Signore – disse – Stavo pensando a tutte queste alghe. Alla velocità con cui stanno crescendo potreste ritrovarvi con l'intera flotta incagliata in una massa di gelatina prima di arrivare allo stretto di Bering.
(trad. di Giulio Bruno)

Presentazione della Delos:
La guerra tra le forze orientali del gran Khan e gli Stati Uniti è giunta a una fase di stallo. L’Alaska è in mano agli orientali, ma la minaccia asiatica è ferma a causa di una misteriosa infestazione di alghe: le verdi escrescenze stanno popolando e asfissiando gli oceani del globo terrestre, con conseguenze incredibili e micidiali sia per le armate che si combattono sia per i civili, a corto ormai di rifornimenti e di carburante.
Richard Lister, brillante scienziato e militare americano, è l’unico che può salvare la sua patria e il pianeta dalla minaccia asiatica e dall’ancor più temibile pericolo delle alghe mortali. Al suo fianco è la bellissima fidanzata Sally Amber, che ha tuttavia un passato dai tratti vaghi e nebbiosi.
Riuscirà il giovane Dick a sfuggire alla verde proliferazione marina e alle oscure manovre delle spie orientali?
Fino a oggi inedito in Italia, Smothered Seas (scritto in collaborazione con Ralph Milne Farley), è un’opera divertente e spensierata che, pur nell’ottica stereotipata della contesa tra l’occidente e il minaccioso oriente dagli occhi a mandorla, mostra alcune premonizioni davvero interessanti sul futuro dell’umanità e sull’ecologia del nostro pianeta, in particolare sul buco dell’ozono e sulle sue nefaste conseguenze per la Terra.

Gli appassionati della fantascienza d'annata non dovrebbero lasciarsi sfuggire ALGHE MORTALI (Smothered Seas, 1936), racconto lungo firmato da Ralph Milne Farley (1887-1963) e soprattutto da Stanley G. Weinbaum (1902-1935), scrittore statunitense la cui brillante carriera fu prematuramente stroncata da un cancro ai polmoni a soli trentatré anni.
Al di là della tipica contrapposizione tra Stati Uniti e Asia comunista e pur con alcune ingenuità narrative tipiche di questo genere negli anni '30, la storia ha il pregio di affrontare tematiche che diverranno comuni nei decenni successivi: l'impatto dell'azione antropica sull'ecosistema globale, l'alterazione dello strato dell'ozono e le sue conseguenze, la ribellione della natura ai tentativi dell'essere umano di domarla e imbrigliarla.
Tematiche a parte, ALGHE MORTALI, pubblicato su Astounding Stories nel gennaio del 1936 (poche settimane dopo la scomparsa di Weinbaum), è altresì una storia divertente, ricca di colpi di scena e avventura, che non trascura neanche l'aspetto romantico. Ed è proprio l'esito del tormentato rapporto sentimentale tra l'impavido scienziato e la sua misteriosa fidanzata a rimanere indeciso sino alla fine.
Con questo perla d'annata prosegue il cammino della "Biblioteca di un Sole Lontano", la collana digitale nata dalla collaborazione tra Sandro Pergameno e Silvio Sosio, impreziosita come sempre dal contributo grafico del talentuoso Tiziano Cremonini.

Stanley G. WEINBAUM - Ralph M. FARLEY, ALGHE MORTALI (Smothered Seas, 1936), trad. di Giulio Bruno, Delos Digital, collana Biblioteca di un Sole Lontano, pubblicazione digitale, prezzo 1,99 €, 2017.

Stefano Sacchini

lunedì 10 aprile 2017

UN DELITTO AL ROSMARINO di Fabio Larcher

Wylo Helig, nel frattempo, stava sorvolando la città. Il Tamigi era affollato di barche e chiatte d'ogni genere e sfolgorava come argento ossidato alla luce del primo pomeriggio. All'elfo piaceva osservare la pigra corrente del fiume, giacché contrastava singolarmente con la marmaglia umana frenetica, intenta a genuflettersi di fronte all'Utile, al Guadagno, e ad altre divinità miserabili, che si era fabbricata da sé, allo scopo (sembrava) di aumentare il proprio carico di dolore nella vita.

Londra. Ottobre 1885. Lord Latymer, diciassettesimo duca di Bifrostholl, viene trovato cadavere nella propria biblioteca, in condizioni... ehm... equivoche. La giovane vedova, per ovviare allo scandalo che sta per abbattersi sul casato, è costretta a chiedere aiuto al famoso consulente investigativo Wylo Helig. Ma Wylo usa metodi (e ha maniere) a dir poco eteredossi, giacché non è un uomo. No, Wylo Helig è un elfo esiliato dal rivale Gwyn Gwisgo nel nostro mondo e, per risolvere i casi di omicidio che gli vengono sottoposti, non usa affatto la logica e la razionalità, ma la magia e l'irrazionalità tipiche degli elfi e delle fate del folklore inglese. In questa prima avventura (altre ne verranno, in un prossimo futuro), Wylo avrà a che fare con professori dalle bizzarre inclinazioni, servette procaci, villici spudorati, aspiranti alchimisti e aristocratiche apparentemente algide, e il suo carattere brutale, egocentrico, vanesio, crudele e folle si dovrà scontrare con la "normale" anormalità degli esseri umani. Un romanzo d'investigazione, ma anche un fantasy condito con un pizzico di horror e abbondante umorismo.

E' un detective sui generis quello che si muove nella Londra di fine XIX secolo, la metropoli fumosa e corrotta descritta nelle pagine di Charles Dickens e dalle cronache legate a Jack lo squartatore. Lontano dal metodo investigativo tradizionale e molto meno ligio alla deontologia professionale del celebre Sherlock Holmes, Wylo Helig si cimenta in questo primo caso sfoggiando tutte le sue capacità, più o meno magiche e più o meno convenzionali.
Fabio Larcher, autore classe 1974 già noto per il fantascientifico Calasperio (2016), continua qui con gli omaggi agli scrittori preferiti e soprattutto con gli esperimenti e gli innesti letterari, fondendo in questo caso specifico urban fantasy dal sapore vittoriano e giallo deduttivo, nell'accezione particolarmente amata da sir Arthur Conan Doyle.
Sebbene lo spiccato gusto per il grottesco, il nonsense e una sottile vena di perverso erotismo possano avvicinare questo romanzo breve al genere Bizzaro Fiction, UN DELITTO AL ROSMARINO è un (ottimo) esempio di new weird nel senso più pieno del termine, con un protagonista singolare, tanto sagace quanto perfido, che agisce però in un contesto verosimile e coerente. Anche lo stile, gustosamente retrò e piacevolmente scorrevole, aiuta il lettore ad apprezzare la storia ricca di umorismo, suggestioni e rimandi.
Un'opera veloce da leggere ma non meno appagante, se si apprezzano le contaminazioni tra generi e non si disdegna un pizzico di political incorrect.

Per maggiori informazioni su Fabio Larcher e i suoi lavori (che comprendono un ulteriore episodio dell'elfo investigatore) si può visitare il blog: http://fabiolarcher.blogspot.it/

Fabio LARCHER, UN DELITTO AL ROSMARINO, A.Car Edizioni, 2017, 125 pp., prezzo di copertina 12,50 €.

Stefano Sacchini

martedì 4 aprile 2017

EVERMEN. LA RELIQUIA NASCOSTA di James Maxwell

“La reliquia nascosta” (The Hidden Relic, 2014) è il secondo capitolo della Saga epica degli Evermen di James Maxwell, inaugurata con “L’Incantatrice” (Enchantress 2014), di cui ho parlato ampiamente in una precedente recensione.

Dalla quarta di copertina
Con il destino della loro terra ancora incerto, un nuovo pericolo si erge sul cammino dei fratelli Ella e Miro. Il primate e gli eserciti a lui alleati marciano compatti contro le roccaforti dei nemici, pronti a spazzare via ogni tentativo di riconquista della perduta libertà. Nonostante le reliquie degli Evermen, custodite un tempo sul monte Stonewater, siano state distrutte, il primate è venuto a conoscenza di uno dei segreti che da tempo immemore aleggiavano su quelle antiche terre: un libro oscuro, conservato nel Pinnacolo, la sommità fortificata del monte, parla di un oggetto prodigioso, una reliquia perduta che assicurerebbe a chi ne venisse in possesso la facoltà di produrre l’essenza, il liquido necessario a ricavare l’elisir, una pozione in grado di conferire qualsiasi potere. Ella, Miro e i loro alleati sanno che le sorti dell’impero sono legate alla misteriosa reliquia. Se cadesse nelle mani del primate, il futuro luminoso del mondo rischierebbe di essere cancellato per sempre.

Grazie all’Essenza, la magia continua a regnare nelle terre di Merralya, ma la fornitura dell’Essenza per l’impero è andata perduta con la distruzione del sistema di estrazione. Il primate Melovar Aspen vuole impadronirsi della reliquia perduta, il grande segreto che assicurerebbe, a chi lo possedesse, la possibilità di produrre la preziosa sostanza da cui estrarre l’elisir, sorgente di immensi e ineguagliabili poteri.
Così, Melovar, capo dell’adunanza dei Templari, in astinenza dall’elisir che gli scorre nelle vene, deve vedersela con Miro ed Ella, lord Maresciallo il primo e Incantatrice la seconda, che faranno tutto ciò che è in loro potere per ritrovare la preziosa reliquia e salvare le sorti dell’impero dall’avidità dei Templari.
Anche in questo volume, James Maxwell crea un’atmosfera di magia che viene percepita come estremamente vivida: “La stanza prese vita. Risuonò una musica sommessa, flautata e trionfale. Le rune sulle pareti, sul pavimento e sul soffitto scintillarono in una moltitudine di colori… Con un sospiro, Evrin pronunciò le parole, e la stanza si svuotò”. L’utilizzo dell’espediente della magia come Sapere acquisito e non innato amplifica fatti e personaggi, unendoli in un intreccio in cui l’umano, in tutte le sue accezioni positive e negative, si fonde con il sovrumano, pur non perdendo le proprie limitazioni e i propri difetti. Anzi, questa separazione/unione di ciò che è materia e di ciò è sortilegio funziona come lente di ingrandimento sull’aspetto psicologico dei personaggi, i cui sentimenti e le cui emozioni purtroppo sono spesso appena accennate. Ad essere ingigantite, in questo caso, sono più le tipologie caratteriali dei protagonisti nel complesso rispetto a quelle individuali; da una parte, questo aspetto indebolisce l’intensità della narrazione, attenua l’impatto dei colpi di scena, ma dall’altra, esso dona comunque una buona dose di imprevedibilità e di azione: “Una volta, il primate si sarebbe sentito pieno di repulsione. Adesso pensò solo al potere che avrebbe avuto a sua disposizione con gli akari dalla sua parte. Quando Melovar guardò i suoi uomini che lo circondavano – guerrieri tenaci, scelti con cura per quella missione, molti con la contaminazione – notò che erano sia disgustati sia pieni di paura”. È un’analisi interiore che scava nell’animo del lettore come acqua di ruscello sulla roccia, ma che non compromette la piacevolezza di una trama complessa, ben articolata, scorrevole. La scrittura non sconvolge ma coinvolge, non rapisce ma affascina, è immediata, diretta, senza essere scontata. Anche l’aspetto sentimentale viene affrontato con maggior forza, sebbene tenda a rimanere volatile. Non scalfisce, non fa sanguinare l’anima di chi legge, è assaggio che stuzzica e non sazia: “La guardò negli occhi mentre pronunciava due ultime parole rivolte a lei, muovendo le labbra senza emettere alcun suono. Stava intraprendendo un viaggio senza ritorno.” È come una bella partita di scherma in cui però manca qualche eccitante affondo, tuttavia, interessante e sostanziosa è la parte descrittiva, posta in buon equilibrio con dialoghi e azione. Ed è proprio l’azione ad essere un punto a favore del romanzo. Non ci sono tempi morti, non c’è la tendenza a dilatare i fatti, diluire la trama con inutili digressioni. Tutto avviene con un buon ritmo, con continuità, mantenendo la lettura su un filo di tensione costante, inesauribile. L’uso della parola è sempre preciso, il fraseggio incisivo, la struttura ben organizzata. Quello di Maxwell è uno stile che può raccogliere e soddisfare una buona varietà di estimatori, dai più giovani ai più maturi, perché raffina gli uni e diletta gli altri.
La reliquia nascosta è un capitolo che si conclude e appaga il lettore ma che nel contempo apre all’avventura successiva, tenendolo sospeso sul confine del mistero che inevitabilmente una saga di buona qualità evoca. È una goccia di elisir per gli appassionati del genere e, in mancanza dell’Essenza, può placare l’astinenza con una buona dose di magia e avventura.

Titolo: Evermen – La reliquia nascosta
Autore: James Maxwell
Editore: Fanucci editore
Collana: Collezione immaginario fantasy
Anno pubblicazione: 2017
Pagine: pagg.512 versione cartacea
Prezzo: cartaceo  €14,90, ebook  €4,99

Artemisia Birch
 

domenica 2 aprile 2017

L'UOMO INVISIBILE di H.G. Wells

Questo è il giorno uno dell'anno primo della nuova era: l'era dell'Uomo Invisibile. Io sono il primo uomo invisibile. La mia era ha un facile inizio; in questo primo giorno verrà eseguita un'esecuzione capitale…

Complici i settanta anni appena trascorsi dalla morte di Herbert George Wells (1866-1946), la casa editrice Fanucci ripropone al pubblico quattro suoi romanzi, vere e proprie pietre miliari della letteratura fantascientifica.
L'autore britannico con il suo genio diede un contributo fondamentale allo sviluppo della fantascienza: The Time Machine (1895, it. La macchina del tempo), The Island of Dr. Moreau (1896, it. L'isola del Dottor Moreau) e The War of the Worlds (1897, it. La guerra dei mondi) sono opere imprescindibili per l'appassionato che volesse approcciare temi come il viaggio nel tempo, la manipolazione genetica, l'invasione aliena.

The Invisibile Man (1897, it. L'uomo invisibile, prima traduzione italiana del 1900) introduce il lettore all'universo dei superpoteri e delle facoltà straordinarie e, come i libri succitati, è una lettura senza tempo, valida e coinvolgente ancora oggi, con un protagonista modellato sul celeberrimo scienziato di matrice faustiana. Il principale insegnamento trasmesso dallo scrittore nativo del sobborgo londinese di Bromley, è quello per cui se il progresso scientifico non è funzionale a un effettivo beneficio per la società umana l'esito finale non può essere che la follia e la morte.
La fortuna di questo romanzo, non privo di risvolti umoristici e di satira sociale, è tale che ormai quasi non si contano più le trasposizioni cinematografiche (la prima delle quali risale al 1933), televisive nonché a fumetti.
Un'occasione, per chi ne avesse il desiderio, di tuffarsi in atmosfere vittoriane, alla scoperta delle radici della fantascienza moderna.
Da segnalare, come introduzione al volume, l'interessante articolo firmato da Carlo Pagetti "Un apprendista stregone a Londra: nelle grinfie dell'impossibile", versione parzialmente modificata e aggiornata del saggio "Un Faust in sedicesimo: The Invisible Man di H.G. Wells", già pubblicato nel 2003.

H. G. WELLS, L'UOMO INVISIBILE (The Invisibile Man, 1897), a cura di Carmen Lottero, Fanucci Editore, prezzo 10,00 €, 2017.

Stefano Sacchini

 

giovedì 16 marzo 2017

CATTEDRALI di Allen M. Steele

- Sapete, - iniziò, - stavo pensando a come dovremmo approcciarci al viaggio interstellare, e credo che dovremmo procedere come per la costruzione delle antiche cattedrali europee...
(trad. di Alberto Meletto)

Cathedrals è un racconto breve diviso in quattro parti, la cui lettura soddisferà in primis chi è appassionato dell'universo di "Coyote", la monumentale serie dedicata alla colonizzazione dell'omonimo mondo che lo scrittore Allen M. Steele (classe 1958) porta avanti dal 2004. Serie che, per nostra fortuna, la collana Urania sta pubblicando in Italia.
In realtà si potrebbe consigliare la lettura di Cathedrals anche a chi volesse avvicinarsi a questa monumentale epopea per la prima volta. Il racconto infatti può essere considerato come una premessa, concisa ma in grado di riassumere, in poche righe, lo spirito dell'intera opera ideata dall'autore nativo di Nashville: grandi imprese possono richiedere generazioni per essere portate a termine e lavorare su un'opera destinata ad essere finita da figli o nipoti, può comunque dare un senso alla propria esistenza.
Sebbene Cathedrals, uscito nell'agosto del 2013 in Starship Century: Toward the Grandest Horizon (antologia curata da Gregory e James Benford), all'epoca sia stato annunciato come sigillo definitivo della serie, il bravo Steele ci ha poi ripensato, pubblicando agli inizi di questo 2017 Tagging Bruno, ennesimo racconto ambientato nel sistema 47 Ursae Majoris.

Allen M. STEELE, CATTEDRALI (Cathedrals, 2013), racconto tradotto da Alberto Meletto per Delos Digital, collana "Biblioteca di un Sole Lontano" a cura di Sandro Pergameno, pubblicazione digitale, prezzo 0,99 €, 2017.

Stefano Sacchini

 

mercoledì 1 marzo 2017

PHILIP K. DICK: il cantore della California


La lectio magistralis di Umberto Rossi prosegue oggi con la seconda e ultima tappa* dell'intervista dedicata allo scrittore Philip Kindred Dick (1928-1982). La prima parte è uscita la settimana scorsa.

Scrittore e saggista, Umberto Rossi è uno dei massimi conoscitori di Philip K. Dick a livello internazionale. Il suo lavoro più significativo è senza dubbio The Twisted Worlds of Philip K. Dick: A Reading of Twenty Ontologically Uncertain Novels (McFarland, 2011). Ma oltre a essere un esperto dell'autore californiano, Rossi è anche uno studioso della fantascienza nel senso più ampio del termine. Per esempio nel 2015, con Arielle Saiber e Salvatore Proietti ha curato il numero 126 del quadrimestrale statunitense Science Fiction Studies. Un numero, quello, davvero speciale perché dedicato alla fantascienza italiana. Degni di nota sono anche i suoi innumerevoli saggi sparsi per la rete, tra cui gli articoli scritti per Cronache di un sole lontano, passando dai profili d’autore di Barry Malzberg e China Mièville fino all'introduzione alla trilogia marziana di Kim Stanley Robinson. Merita di essere menzionata, infine, l’uscita per Delos Digital del suo romanzo L’uomo che ricordava troppo (2015).

Esiste una coerenza narrativa, se non ideologica, nelle variegate opere dell’autore? Oppure i suoi libri e racconti riflettono una visione ambigua del mondo, dell’uomo e della società?

La coerenza c'è nella misura in cui certe figure, certi temi, certe situazioni ricorrono in tutta la sua opera. In quasi tutti i romanzi ci sono ragazze dai capelli scuri molto attraenti ma anche pericolose. Dick, per darti un'idea, se avesse incontrato Virginia Raggi ci avrebbe provato subito. Come ci voleva provare con Sean Young, l'attrice che impersonò Rachel in Blade Runner. Poi la musica: è dappertutto. Dick scriveva di notte, chiuso nel suo studio, con la cuffia in testa e la musica a getto continuo. Rock, country, classica, barocca, musica giapponese, di tutto. Dick aveva lavorato in un negozio di dischi e conosceva la musica in una maniera sbalorditiva. Aveva una collezione di dischi colossale, probabilmente diverse migliaia di LP. Pensa che recentemente l'ultima moglie di Dick, Tessa Busby, ha regalato a un appassionato 200 LP di proprietà del marito, spiegando che erano solo una piccola parte della sua discoteca. E poi il nazismo, la seconda guerra mondiale, le droghe, gli androidi, il viaggio nel tempo, sono temi che ricorrono, trattati spesso in modo del tutto sovversivo.

Quanto all'ideologia, lì la faccenda si fa più complicata. Com'è complicato, Dick. Questo è l'uomo che scrisse e spedì due lettere al presidente Nixon nel momento in cui era travolto dallo scandalo Watergate: una di appoggio e solidarietà, una nella quale dice di vergognarsi di essere americano per quello che Tricky Dick ha combinato coi suoi tirapiedi. Qual è il vero Dick? Entrambi. Se veramente soffriva di disordine bipolare, c'è da aspettarsi che assumesse posizioni contraddittorie. Quando prevaleva la depressione era diffidente, chiuso, aggressivo, spaventato. Quando era nella fase euforica era la migliore persona del mondo, tu andavi a casa sua per farti autografare un libro e lui ti teneva lì a parlare e sentire musica per tutta la giornata, e ordinava pure pranzo e cena a portar via. Ambiguo? Io direi che, come il poeta americano Walt Whitman, era vasto, e conteneva, se non moltitudini, diverse personalità. Come alcuni dei suoi personaggi, del resto. In Valis i protagonisti sono due, il ragionevole Phil Dick, e lo sballato Horselover Fat. Ma sono entrambi lui, l'autore.

Quali sono i romanzi più significativi nei temi “caldi” di Dick? Mi riferisco alla diversa percezione del reale, così come all’apocalissi, alla guerra e alla vita artificiale.

Allora, ci provo, eh? Ci provo a tirare giù una lista. Se parliamo di droghe, Un oscuro scrutare. Se parliamo di viaggi nel tempo, il racconto “Noi temponauti”. Se parliamo di religione, Invasione divina. Quando si tocca il tema “androidi”, le letture obbligatorie sono due: L'androide Abramo Lincoln e Ma gli androidi sognano pecore elettriche?. Poi, sul tema Germania e nazismo, ovviamente L'uomo nell'alto castello. Guerra fredda: lì sono da leggere La penultima verità, ma anche Tempo fuor di sesto e L'occhio nel cielo. Guerra atomica: Cronache del dopobomba. Psichedelia, l'ho già detto prima, quando parlo degli anni Sessanta. Autobiografia, sicuramente Valis, Radio Libera Albemuth, La trasmigrazione di Timothy Archer. Questa è già una bella serie di letture, e uno che abbia letto tutti questi romanzi e racconti può dire di aver cominciato a conoscere Dick. Ecco, adesso voglio che sia chiara una cosa, e parlo per esperienza personale: se di questo scrittore leggi un romanzo e basta, stai certo che ancora non hai capito con chi hai a che fare. Al terzo, al quarto, cominci a capire di cosa si tratta. E di solito a quel punto non ti fermi più.

L’esegesi, un massiccio volume uscito abbastanza di recente per la Fanucci, è una grossa mole di appunti scritti da Philip K. Dick, e viene presentato come l’ultimo lavoro in assoluto dell’autore. Non oso immaginare che cosa ci sia dentro. Tu ne sai qualcosa?

Come no, come no. Allora, nel 1974, nei mesi di febbraio e marzo, Dick, che era uscito dal periodo più caotico e drammatico della sua vita, s'era sposato per la quinta volta. Aveva avuto il terzo figlio, Christopher, da Tessa, l'ultima moglie. Ecco, in quel periodo Dick ha una serie di visioni. Immagini psichedeliche, tipo quadri d'arte astratta. Gli vengono in testa frasi in greco antico. Ha la sensazione di non vivere nella California meridionale degli anni Settanta, ma nella Roma del 70 d.C. Da quel momento fino alla sua morte, lo scrittore s'arrovella sul senso e la natura di quelle esperienze. Comincia a prendere appunti descrivendo quello che ha visto e cercando di spiegarselo: come suo solito, sforna teorie e ipotesi in quantità industriali. Comunicazioni da alieni. Effetto dell'abuso di droghe nel passato. Pazzia. Contatto con Dio. Viaggio mentale nel tempo. Tutte queste riflessioni e intuizioni le butta giù talvolta a penna, talvolta con la macchina da scrivere. E siccome è uno scrittore professionista, cioè uno che scrive per campare (un concetto che da noi non è tanto chiaro, purtroppo, mentre in America sì), Dick mette tutto da parte, archivia tutto. Ormai sappiamo che parte di quei materiali li riusa per scrivere i romanzi finali, Radio Libera Albemuth e la Trilogia di Valis, più qualche racconto. Quindi per i critici letterari come me sono materiali preziosi.

Però sia chiaro: tutta quella massa di fogli di appunti che vengono trovati in casa sua quando passa a miglior vita, Dick non li aveva scritti per pubblicarli. Erano per suo uso privato. Non erano affatto pensati perché noi li leggessimo, e infatti in certi punti non è facile capire cosa scrive e perché. C'è poi da tenere conto che il volume Fanucci, traduzione di quello americano curato da Pamela Jackson, comprende solo una parte dell'Esegesi. Una piccola parte. Nell’edizione critica, Pamela Jackson è stata assistita da un gruppo di cinque dickiani di ferro, tra cui il mio amico David Gill, che di Dick sa veramente tutto.

L’esegesi contiene di tutto e di più. Non ci provo neanche a riassumere, non si può. Ci sono intuizioni geniali, momenti di follia, cose criptiche e indecifrabili, riflessioni molto personali e quasi imbarazzanti. Decisamente non è il libro che consiglierei a uno che vuole cominciare a conoscere Philip Kindred Dick. Però, se uno si appassiona a questo grande cantore della California, dell'America, a questo scrittore del presente, a quest'uomo che ha capito dove stavamo andando e cosa ci aspettasse prima e meglio di tanti altri, direi che prima o poi una visita anche all'Esegesi la dovrà fare.

*A cura di Flavio Alunni e Umberto Rossi. L'intervista integrale sarà pubblicata nel prossimo numero della rivista Cronache di un sole lontano.

lunedì 27 febbraio 2017

EMBASSYTOWN di China Miéville


"Non voglio più essere una similitudine" esclamai. "Voglio diventare una metafora."
(trad. di Federico Pio Gentile)

Seconda di copertina:
In un futuro remoto, gli esseri umani si sono spinti ai confini dell’universo colonizzando il pianeta Arieka. Qui i rapporti tra gli uomini e il popolo degli Ariekei, custode di una lingua misteriosa e inaccessibile, sono possibili solo grazie ai pochi ambasciatori in grado di comprenderne il linguaggio. Avice Benner Cho, una colona umana, ha fatto ritorno sul pianeta, nella città di Embassytown, dopo anni di viaggio nello spazio più profondo. Non è in grado di parlare la lingua degli Ariekei, eppure in qualche modo ne rappresenta una parte: lei, come altri esseri umani, è utilizzata dagli indigeni come una “similitudine vivente”, necessaria alla formulazione di concetti altrimenti inesprimibili. A causa di oscuri intrighi politici, sul pianeta è stato inviato un nuovo ambasciatore e il fragile equilibrio tra umani e alieni subisce una violenta scossa. Una catastrofe è all’orizzonte, mentre Avice si trova divisa tra un marito che non ama più, un sistema nel quale non ha più fiducia e una lingua che non può parlare ma che comunica attraverso di lei, al di fuori della sua volontà.

Per ampliare il proprio bagaglio culturale esistono libri che l'appassionato di fantascienza dovrebbe affrontare, prima o poi. Tra questi, il sottoscritto inserisce EMBASSYTOWN di China Miéville, romanzo vincitore del Locus Award for Best Science Fiction Novel del 2012 nonché finalista allo Hugo Award for Best Novel nello stesso anno. Nel marzo 2016 la Fanucci ha finalmente pubblicato in Italia il romanzo. Ovviamente il lettore è libero poi di apprezzare l'opera o meno, di divorarla o di abbandonarla dopo poche pagine. Un tentativo di lettura andrebbe comunque fatto: l'importanza di EMBASSYTOWN sta nell'insieme, unico e inimitabile, di trama, contenuti, protagonisti, cornice e stile che l'autore assembla.
La prima parte può risultare ostica, persino irritante, per il linguaggio impiegato, talmente è ricco di neologismi e di parole comuni impiegate in maniera eccentrica. Lo sforzo immaginifico richiesto consente poi di galoppare veloci, non appena la storia entra nel vivo. E' un peccato che molte idee interessanti introdotte nei primi paragrafi, tra i quali il lettore attento può riconoscere echi di Cordwainer Smith, vengano poi abbandonate o risultino del tutto secondarie ai fini della trama principale.
Chi conosce l'opera di Miéville, variopinta e di difficile classificazione, sa che il messaggio politico è sempre presente, anzi a volte è un elemento imprescindibile come nei casi di King Rat (1998, it. "Un regno in ombra") e Iron Council (2004, it. "Il treno degli dei").
Tra i tanti spunti di riflessione che lo scrittore inglese inserisce quello sul linguaggio è qui centrale. In "1984" George Orwell poneva la "neolingua" al servizio del regime totalitario del Grande Fratello: non solo una nuova forma di espressione verbale ma un mezzo in grado modificare le strutture mentali dell'essere umano, soffocando ogni pensiero libero o deviante dall'ortodossia ideologica. Ribaltando la prospettiva orwelliana, China Miéville utilizza lo strumento linguistico per innescare nella razza degli Ariekei una vera e propria Rivoluzione culturale, aprendole prospettive di sviluppo prima impensabili.
Al di là della trama, delle idee e degli omaggi ad altri scrittori sparsi nell'opera, EMBASSYTOWN si presenta come una grande avventura del linguaggio, in cui le ambiguità formali devono essere coltivate nella mente aliena. Tutto quello che non viene detto esplicitamente, bensì con formule astruse e poco ovvie, serve allo scopo didattico della comunicazione. Perché ciò che è ambiguo può far pensare, anzi, può suscitare pensieri pericolosi, rivoluzionari, capaci di cambiare drasticamente una civiltà.
Un plauso al traduttore: non avendo letto l'opera in versione originale non posso giudicare la qualità dell'operato, ma indubbiamente il lavoro deve essere stato impegnativo, forse ostico. Non posso non ringraziarlo per aver portato a termine tale compito.

China MIEVILLE, EMBASSYTOWN (Embassytown, 2011), trad. di Federico Pio Gentile, Fanucci, Collezione Immaginario Fantasy, pp. 440, 2016, prezzo 16,90 € (ebook 4,99 €).

Stefano Sacchini